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Speciale Olimpiadi

Lettera aperta dei Sibello sul caso medal race 49er           8/28/2008
I fratelli alassini contestano le decisioni della Giuria e del TAS del Cio che li hanno privati di una sacrosanta medaglia olimpica

Lettera aperta inviata da Pietro e Gianfranco Sibello ai media dopo lo sconcertante esito della Medal race e il conseguente ricorso al TAS del Cio.

"Abbiamo letto le motivazioni della sentenza del TAS del 23 ago 2008, rimaniamo sconcertati da come risulti lampante che, nonostante siano state violate numerose regole, la giuria abbia palesemente favorito l’equipaggio Danese addirittura nel nome dello SPIRITO SPORTIVO ED  OLIMPICO.

Ma andiamo per ordine;
sono state ignorate tre regole presenti nell’ Olympic Measurement regulations :
ogni imbarcazione deve portare sullo scafo e sulla vela le insegne (lettere e bandiera) della propria nazione;
è stato richiesto agli equipaggi di montare sull’imbarcazione una telecamera del peso di circa 3Kg (tutte le imbarcazioni  hanno portato a bordo la stessa struttura dell’ identico peso);
dalle ore 19,00 della sera precedente alla MEDAL RACE, tutte le dieci barche qualificate sono obbligate ad entrare in una zona chiusa non accessibile chiamata area di quarantena, a disposizione per qualsiasi controllo di stazza.
 
La penalità o la squalifica per l’infrazione di queste regole non è automatica ma è a discrezione della giuria.
 
La stessa giuria ha motivato la non squalifica in questo modo:
l’equipaggio Danese non ha ottenuto alcun vantaggio competitivo a regatare con le insegne Croate, gli equipaggi Spagnoli e Italiani non hanno avuto alcun svantaggio. Le insegne nazionali servono solamente per il pubblico e per i media.
Noi abbiamo sviluppato la strategia in un certo modo non vedendo i Danesi alla partenza, durante la regata abbiamo visto la barca Croata in lontananza, abbiamo considerato che fossero i Croati usciti per assistere alla regata, non avremmo mai potuto immaginare che a bordo ci fosse l’equipaggio Danese. Il comitato di regata era a conoscenza del cambio di barca ben 15 minuti prima della partenza, perché non ha avvertito i rimanenti nove equipaggi? Dov’è  lo spirito sportivo e Olimpico?
 
La giuria ha poi sentenziato che i Danesi non hanno avuto alcun vantaggio a non montare la telecamera, nelle particolari circostanze 3Kg in meno rispetto a tutta la flotta sono irrilevanti, anzi i poveri Danesi hanno dovuto regatare con una barca armata per un altro equipaggio e regolata per altre condizioni.
 
Il medesimo giudizio è stato ribadito per quanto riguarda la quarantena, non c’è stato alcun vantaggio, le barche sono tutte uguali, l’imbarcazione Croata è stata controllata e ritenuta ok nonostante abbia passato la notte fuori dalla zona, allora perché siamo obbligati a posizionare le nostre barche nell’area di quarantena?
 
Non finisce qui, nel regolamento della classe 49er esiste una chiara regola che indica che in caso di rotture è consentito sostituire solamente ed unicamente l’equipaggiamento danneggiato.
È una regola fondamentale, non interpretabile e certamente non discrezionale come quelle precedentemente menzionate.
Anche in questo caso la giuria ha emesso la sua interpretazione pur ammettendo la violazione, dicendo testualmente che questa regola va interpretata per le specifiche circostanze e che bisogna prendere atto dei principi generali della competizione sportiva; ma queste belle parole non sono menzionate in alcuna regola!
Aggiungono poi che i Danesi non avevano tempo per sostituire il materiale danneggiato, ma l’unico modo per adempiere al punto 19.7 delle istruzioni di regata era quello di sostituire in blocco l’intera imbarcazione. (il punto 19.7 dice che una barca qualificata alla MEDAL RACE deve fare un genuino sforzo per partecipare alla MEDAL RACE stessa, ma questa regolina è stata inserita per obbligare ad esempio equipaggi già matematicamente vincitori a regatare ugualmente nel rispetto degli alti equipaggi ancora in lotta o per obbligare equipaggi fuori dai primi posti a regatare al meglio per non falsare i risultati).
Per rispettare questo punto delle istruzioni di regata i Danesi hanno infranto altre regole, nessuno ha considerato poi che la rottura del’ albero non è stata causata da terzi, bensì a causa di una loro imperizia, nonostante ciò sono stati aiutati in tutti i modi per poter partire in tempo, usufruendo di una barca già pronta nel porto quando è espressamente vietato tenere all’interno del porto Olimpico uno scafo di riserva.
La giuria aggiunge :
valutando il fatto che nella classe 49er le imbarcazioni sono virtualmente identiche, bisogna considerare che la competizione sia solo fra equipaggi e non fra costruttori di barche, è stato corretto dare la possibilità all’equipaggio che sportivamente ha dominato la regata fino a quel momento di giocarsi la medaglia in acqua e non in un aula di giuria.
Hanno infine anche elogiato i Croati dicendo che sono stati un esempio di SPIRITO OLIMPICO quando hanno deciso di prestare la barca ai colleghi Danesi.
 
Ci domandiamo per quale motivo esistano innumerevoli regole nella vela Olimpica, quando possono essere così facilmente calpestate a vantaggio dello SPIRITO OLIMPICO.
Ma questo SPIRITO SPORTIVO ED OLIMPICO vale solo per i Danesi?
Lo stesso spirito di lealtà sportiva sarebbe dovuto valere per tutti ed in particolar modo per i cinque equipaggi che nella finale Olimpica si giocavano le medaglie.
Sarebbe meglio affidarsi solo alle regole dal momento che esistono.
 
La storia Olimpica è ricca di esempi in cui grandi imprese sportive sono state messe da parte per il rispetto delle regole.
Noi italiani ricordiamo l’impresa di Dorando Pietri, piccolo Italiano dal cuore grande, che durante la maratona delle Olimpiadi di Londra nel 1908 surclassò ogni avversario ed entrò nello stadio ormai vincitore, ma a pochi metri dall’arrivo le forze lo abbandonarono e cadde al suolo.
Gli ufficiali di gara lo aiutarono a rialzarsi e lui tagliò il filo di lana, ma fu squalificato in un istante (l’aiuto ricevuto non era permesso), la Regina d’Inghilterra volle ringraziare il nostro atleta per le emozioni ricevute e lo premiò personalmente con una copia della coppa che andò al vincitore, ma non poté restituirgli l’oro Olimpico che perse quando cadde…"
 
Gianfranco e Pietro Sibello
(per Fare Vela assolutamente meritevoli di ciò che avevano conquistato in acqua, una medaglia olimpica)

 


L'Olimpiade della vela, un bilancio finale           8/23/2008
La Sensini tra le stelle di una regata pazza ma incredibilmente affascinante

La Regata Olimpica si è conclusa e Qingdao torna a essere la Gotham City avvolta dalle nebbie. Chi la conosce bene, dice che c’è stato anche più vento di quello che ci si aspettava. Due giorni di vento forte, uno di vento medio e poi tante ariette tra i 4 e gli 8 nodi. Il sole si è visto tre-quattro volte. Il più splendente (sarà un caso?) c’è stato per la Medal Race degli Rs:x, con la Sensini protagonista. L’Italia torna a casa con due medaglia, l’argento della stessa superlativa Sensini e il bronzo del bravissimo e caparbio Diego Romero. Per il resto il dramma sportivo dei Sibello. Di tutte le storie dell’Olimpiade la loro è la più assurda e melanconica. Una medaglia meritata, davvero e come poche altre, scomparsa per una serie di circostanze irripetibili, una sequenza di casualità che, per prudenza, consiglierebbero agli integerrimi ragazzi di Alassio un rito scaramantico, qualcosa che gli possa spiegare come e perché una medaglia costruita per anni, conquistata sul campo con una settimana da incorniciare, in cui avevano dato anche più del massimo (che è già tanto) di cui sono capaci, si trasforma invece da oro-argento-bronzo in stupido legno, quello che nei libri di storia sportiva non entra. Ne riparleremo a fondo, ricostruendo una vicenda sportivamente incredibile.
La vela italiana entra in medal race, ovvero tra i primi dieci, in 7 classi su 11, in una (Poggi, Finn) la sfiora per un punto, in altre tre regate nelle retrovie. Una media piazzamenti di 9,36, la più bassa degli ultimi anni e decisamente migliore di quella catastrofica di Atene. Il quinto e il sesto, rispettivamente di Conti-Micol e Zandonà-Trani nei 470, ma anche il settimo di Marcolini-Bianchi nei Tornado e il decimo di Negri-Viale nelle Star avrebbero potuto e dovuto essere migliori. In primis, lo sanno i ragazzi citati, i cui volti pieni di frustrazione nei giorni finali erano uno specchio fedele di stati d’animo e voglia di rivalsa. Intendiamoci, presi uno per uno, sono risultati più che discreti, solo che velisti come Giulia Conti (il quinto è il miglior risultato di sempre del 470 femminile italiano), Gabrio Zandonà e Diego Negri possono salire ancora più su, lì dove veramente conta per chi fa questo sport, ovvero nella regata olimpica.

Già i migliori. Questa Olimpiade ha consacrato alcuni dei più grandi velisti di sempre. La nostra Alessandra Sensini, innanzitutto, che solo una giornata di troppo con 5 nodi, una cinese iperpreparata per tale condizione (ma che spariva appena il vento imbiancava le creste delle ondine della Baia di Fuchuan), una spagnola che sembrava avercela con lei e un inesorabile e subdolo giro di corrente, hanno privato di un oro sacrosanto. La migliore, lo si è visto nella medal race, era lei, come lo era stata quattro anni fa ad Atene contro la Merret. La verità è che l’argento della toscana è più dorato di quanto si pensi. L’abbiamo seguita in tutte le prove, direttamente dal mare: qualche partenza un po’ troppo conservativa (ma c’era quella squalifica nella quinta prova fattale infliggere dalla Alabau, che pesava come un macigno), un paio di lati sbagliati sono nulla in undici prove. Per il resto una campionessa e un’atleta di un livello tale che solo i complimenti generali, la stima diffusa e l’ammirazione di chi italiano non è, ci conforta sul fatto di non essere troppo partigiani nel nostro commento. La sera della festa in suo onore, sono passate in rassegna a renderle omaggio tutte, dalla stessa spagnola alla Merret, qui neanche entrata nella Medal Race. Lei, invece, a 38 anni è ancora lassù, sul podio olimpico e, sentite bene, è ora la donna con più medaglie nella storia della vela. Un oro, un argento e due bronzi. Avrebbero potuto essere tre ori e un bronzo, se solo ci fossero stati due nodi in più, e lei è la prima a saperlo quando i suoi occhi verdi sembrano guardare lontano, un punto fisso nel vuoto, molto più avanti di quanto noi comuni mortali possiamo immaginare. E’ in quel momento che il volto sereno e sempre sorridente, per un solo attimo ma che per lei deve essere interminabile, si contorce in una piccola smorfia. Il sacro fuoco che le cova dentro, l’ardore dei grandi di Olimpia, dei campioni olimpici di cui lei fa parte, quelli che gli dei hanno scelto per rappresentare la loro gloria sulla terra. Un carisma unico, la rappresentazione stessa dello sport, quello con la S maiuscola, e dei veri campioni, coloro che non sbagliano nell’unico momento in cui non si deve e non si può sbagliare. Cara Alessandra, grazie, non immagini neanche quanto, per averci concesso il privilegio di vederti giocare con il vento. Grazie per averci emozionato ancora una volta.

Con lei, questa Olimpiade segna il trionfo, atteso e per questo ancor più da glorificare, di Ben Ainslie, colui che è il miglior velista della storia. Il suo terzo oro consecutivo (ma c’è anche un argento, nel 1996) a soli 31 anni è stato di una semplicità disarmante, come se tutto fosse già scritto. L’apoteosi nella medal race, disputata con ondone e vento sui 20-22 nodi, condizioni in cui il Finn tiene fede alla sua definizione di singolo dei campioni. Mentre il francese Florent si dibatte come un tonno ferito per riuscire a conquistare un bronzo, l’americano Rayley cerca per quanto può di controllare gli avversari, lui gioca con le onde come un giocatore di linea nel football americano, le prende a spallate, a schienate, le frantuma andando più veloce di tutti e, infatti, eccolo spuntare primo dalla lay line di dritta e proseguire la parata trionfale fino all’arrivo. Che velista, signori, e che campione. Ben era anche il primo ad andare a congratularsi con i compagni di squadra (Goodison nei Laser, le ragazze dell’Yngling, Percy nelle Star) che hanno dominato anche questa Olimpiade per la vecchia Union Jack di Sua Maestà. La vela inglese, dominio che dura ormai da Sydney 2000, continua a dettare legge sui mari. Nulla d’improvvisato, perché il loro team funziona in ogni piccolo particolare grazie a cospicui fondi ben spesi. Pensate che Ainslie aveva a disposizione a Qingdao ben 4 sparring partner, il meglio dei Finn inglesi, mentre il nostro Poggi e il nostro Romero a malapena avevano un gommone su cui far affidamento. E la prossima Olimpiade sarà a Londra, Weymouth per la vela. I brit vorranno arrivare ancora più in alto e ci riusciranno.
Tra le stelle Robert Scheidt, alla sua quarta medaglia (due ori e due argenti), Iain Percy, al suo secondo oro, Echavarri-Paz vincitori netti dell’ultima regata olimpica per un multiscafo, il Tornado, che un’inopinata scelta dell’Isaf ha lasciato fuori dall’Olimpiade.

Parleremo a fondo anche di Diego Romero, un ragazzo argentino dai nonni piemontesi che si era detto "voglio vincere una medaglia, non vado per partecipare" e c'è riuscito, conducendo una regata splendida per forza mentale e determinazione. Bravo Diego, ci auguriamo che la classe italiana Laser lo consideri ora come una risorsa a cui attingere e non come uno straniero in casa. In quell'Olimpiade da psicanalisi che è stata Qingdao, dove lo stress mentale faceva le vere differenze, lui ha saputo gestirsi come solo i campioni sanno fare, per cui il suo bronzo, già di per sé risultato storico della vela azzurra, è un esempio per chiunque si prefigga il massimo obbiettivo.

Su Fare Vela di ottobre torneremo ampiamente sull’Olimpiade di Qingdao, che ha dedicato alla vela spazi che mai si erano visti prima, con un ampio speciale, con analisi, dettagli, ritratti e considerazioni sulla più importante regata a cui ogni velista possa partecipare.



Capolavoro Sensini, un argento che vale oro. Il racconto della medal race           8/20/2008
La grossetana ha dimostrato di essere la più forte nella medal race anche se le condizioni estreme di Qingdao hanno premiato la Yin per un solo punto

Qingdao, 20 agosto (ore 18:50, ore 12:50 in Italia)- I cinesi dicono che la loro scrittura è come un disegno. Ebbene, nel mare di Qingdao, oggi 20 agosto 2008, a scrivere la leggenda della vela non è stata la cinese Juan Yin, che pure ha vinto l'oro, ma Alessandra Sensini, 38 anni da Grosseto, che, tra l'ammirazione generale (e non solo degli italiani) ha compiuto un'impresa sportiva andando a vincere la Medal race e a conquistare una medaglia d'argento che sino a trecento metri dall'arrico era d'oro. Questo fino a che la spagnola Marina Alabau non ha cercato di sorpassare l'inglese Bryony Shaw, alla penultima boa dello slalom finale, commettendo però una penalità sanzionata dai giudici. In quel momento Alessandra Sensini era prima, la cinese Yin quinta, quindi Ale aveva al collo la medaglia d'oro. E' il momento decisivo, la spagnola, che nel corso della settimana aveva fatto squalificare la stessa Sensini (regata 5), richiede l'intervento della giuria ma è lei ad essere penalizzata. La cinese, che è dietro, ne approfitta per sorpassarla e tornare, quindi, all'oro visto che, con Ale prima il quarto posto, è il risultato che le serve. La Alabau molla, è fuori dal podio e non riesce più a pompare, lasciando via libera alla cinese. "Io ero davanti e stavo dando tutto", ha detto la Sensini, "ho sentito urlare e ho visto con la coda dell'occhio la spagnola fare il giro di penalità e la cinese sorpassarla. Peccato, però non dipendeva da me. Io ho dato tutto e va benissimo anche questo argento, la medaglia più bella dopo l'oro di Sydney". All'arrivo la Sensini è nettamente prima, tra gli applausi delle centinaia di persone in acqua e delle circa duemila sulla scogliera, tra cui tutto il suo clan maremmano, con il team manager Alfio Giomi, Fabrizio Niccolai dell'Apt Maremma Toscana, il tecnico Marco Iazzetta, tutti gli altri di Maremma Tuscany. Babbo Goffredo e la sorella Eleonora sono su una barca spettatori ma lei non lo sa. Dopo aver abbracciato il bravissimo tecnico Paolo Ghione, si tuffa in acqua e decide di scalare la diga frangiflutti. Si arrampica per una dozzina di metri, felice, tra gli applausi stupiti di cinesi, inglesi e italiani fino alla stretta con gli amici che l'hanno sostenuta per tutti questi anni. Più giù, in mare, centinaia di cinesi in festa attorniano la Yin, ma non è lei a ricevere l'ammirazione generale.

Che emozione, ragazzi. Lo splendore della vela olimpica e dello sport, che la Sensini è riuscita a incarnare ancora una volta al massimo livello possibile, scrive oggi un ideogramma di facile comprensione: talento, forza, impegno, tutte qualità che Alessandra ha in abbondanza e che si sintetizzano in quello splendido sorriso di sempre, in cui finalmente riesce a liberarsi dopo una delle Olimpiadi più complicate e difficili di sempre.
I brividi hanno il sopravvento, quando alla seconda boa di bolina, dopo un bordeggio dipinto nel ventarello ancora una volta a soli 6 nodi, la Sensini sorpassa l'inglese e la spagnola. La cinese è quinta. Anche l'ucraina le è davanti "Beh... quando l'ho vista così indietro", continua la Sensini, "mi sono detta dai, vai avanti, perché l'oro è lì, vicino... Però non dipendeva da me, io ho dato il massimo e sono felice così, poi la spagnola ha commesso quell'errore e non potevo più farci niente". Tutto era iniziato 31 minuti e 10 secondi prima, quando era partita la Medal Race tra le prime dieci della classe Rs:x. Vento sui 10-11 nodi, una bella brezza che soffia già dalle undici del mattino, assai simile a quelle della Maremma dove Alessandra è cresciuta e si è allenata (al Club Velico Castiglione della Pescaia). C'è un primo richiamo generale e passano minuti preziosi. Come da copione, al momento della partenza buona, le 13:14, il vento comincia a calare. Ci sono 8 nodi e si va verso i 6, le condizioni preferite dalla Yin, le uniche in cui eccelle. La Sensini dovrà vincere nel terreno di gioco dell'avversaria. mai scoraggiarsi e Ale si lancia pompando con tutte le forze sulla linea, da cui esce velocissima insieme all'inglesina Bryony Shaw e alla spagnola Alabau. La cinese è subito dietro e vira per andare a destra, contro la corrente che ieri l'aveva aiutata non poco. Alessandra è una furia, la sua vela frusta l'aria come uno schiaffo a chi ti ha fatto un torto, quello del vento che non c'è mai praticamente stato, tranne un giorno di burrasca e pioggia in cui la Sensini volava tra le onde come un gabbiano felice. Nel bordeggio, Alessandra cura la destra, dove c'è la cinese e al primo incrocio le è davanti. Alla prima boa gira in testa la spagnola, poi l'inglese  e a 19 secondi l'azzurra. Nella poppa tutte pompano come canottieri, il gruppo si assottiglia e alla poppa Ale è ormai a ridosso delle prime due. Mentre le altre iniziano a cedere, Ale va avanti come una furia. Percuote la vela, le da inerzia, la spinge in avanti, ma senza perdere la visione del campo di regata, dove scova raffiche, pressioni sulla sinistra e piccoli salti che la portano a girare alla seconda bolina insieme alle rivali, mentre la cinese è quinta, a 40", dietro anche all'ucraina. L'Oro in questo momento è di Ale. Bisogna cerderci. Una furia nella poppa: "Loro due hanno girato un po' larghe e io mi sono infilata, ho strambato subito e sono scappata verso la boa di poppa, per lo slalom finale", racconta Ale. La distanza aumenta, la cinese sembra ormai persa. Ale ormai non si volta più, è una furia scatenata ma anche un capolavoro di armonia e forza che scende più forte del vento che vorrebbe ostacolarla. C'è ancora lo slalom finale, che nella medal race degli Rs:x porta le altlete a compiere una sorta di Z allungata dall'ultima boa fino all'arrivo. "Lo hanno fatto purtroppo molto lungo, come se ci fosse vento forte, non finiva mai ed è stata una fatica immane. Sono avanti, trovo anche un buco di vento e continuo a lottare", dice Alessandra con una piccola smorfia e una luce negli occhi verdi che ci dice che quell'oro proprio era lì vicino. Suo. Poi alla penultima boa l'urlo della spagnola che protesta. Ale si volta. Ciò che vede è la bandiera rossa dei giudici che obbligano la Alabau al giro di penalità. La Yin torna terza e l'oro ridiventa argento. Non resta che lottare fino al traguardo, con il vento praticamente scomparso. Ale è prima, sotto il sole che per la prima volta illumina Qingdao. L'inglese Shaw è seconda, la cinese terza, la Alabau che ormai ha mollato quarta. Un punto, un solo punto e l'oro resta in questa città dove la vela olimpica è venuta solo per un sindaco potentissimo, dimenticandosi però di portare il vento. La campionessa no, quella c'era. Ha gli occhi verdi, le lentiggini e un piccolo delfino tatuato sulla schiena muscolosa. Ha 38 anni ed è tosta come un colpo di Libeccio della sua Maremma. Il suo nome è Alessandra Sensini, ha quattro medaglie olimpiche ed è la più forte atleta che si sia mai vista in questo sport.


La vigilia di Alessandra           8/19/2008
Domani la Medal Race degli Rs:x, la Sensini deve recuperare cinque punti alla Yin

Qingdao, 19 agosto (ore 23:30, le 17:30 in Italia)- Alle 13 di domani, 20 agosto 2008, sul campo A di Qingdao, inizia la regata più importante della carriera olimpica di Alessandra Sensini. In Italia saranno le 7 del mattino. Prima scendono in acqua gli uomini, poi, intorno alle due del pomeriggio le donne. Alessandra deve recuperare 5 punti alla cinese Jian Yin, che oggi ha vinto la decima e ultima prova, disputata nelle condizioni a lei più favorevoli, vento leggerissimo (5 nodi) e pompaggio decisivo, mentre Alessandra ha concluso ottava ed è tornata seconda in classifica. La chiave dell’oro sarà proprio il vento. Quando c’è stato, da medio a forte, la Sensini ha dimostrato di essere superiore al resto della flotta, quando invece è stato sotto i 6-7 nodi è la cinese ad approfittare del pompaggio, di cui è specialista, per eccellere. Poca vela e molto canottaggio, praticamente un altro sport ma tant'è. Queste erano le condizioni di Qingdao e con queste bisogna avere a che fare. Su 10 prove, tra le due, per cinque volte è arrivata davanti la Yin, altre cinque Alessandra. Le ultime previsioni qui a Qingdao parlano di aria intorno ai 7-8 nodi, un po’ più forte di quella, davvero poca cosa, di oggi ma comunque nulla di eccezionale. C’è un tifone in arrivo, ma sarà nella Baia di Fuchuan solo nella mattinata del 21 agosto. Vedremo, perché comunque la Sensini darà il 110% delle sue forze per raggiungere l’obiettivo massimo. Per le altre due medaglie, Alessandra si dovrà comunque guardare dall’inglese Bryony Shaw, che la segue a 3 punti e dall’accoppiata Jessica Crisp (Australia)-Marina Alabau (Spagna) che sono a 8 punti. Sono 5, perciò, le candidate alle medaglie. Regata durissima, quindi, con solo dieci atlete, molto spazio in partenza (spesso il tallone d’achille di Alessandra in questa Olimpiade) ma percorso breve, una ventina di minuti al massimo. Per cui ci sarà poco spazio per recuperare, in caso di cattivo avvio. La Sensini dovrà necessariamente evitare calcoli e cercare la vittoria. Tutto, lo ripetiamo, dipenderà dal vento. Già ad Atene, quattro anni fa, la Sensini dovette giocarsi l’oro in condizioni di quasi bonaccia contro la stessa Yin e la francese Merret. Adesso la Merret non è neanche entrata tra le prime dieci della medal race, mentre la Sensini è ancora lì a lottare. Oggi, corrente a sfavore e vento di 5 nodi hanno giocato la partita della cinese, tipo impenetrabile con il volto sempre ricoperto di crema solare. La Sensini è partita molto bene, davanti alla spagnola e alla Yin, che ha virato subito per andare a destra, mentre l’azzurra ha proseguito, davanti a tutte, verso il centro, ovvero contro la direzione della corrente, tirando forse un po’ troppo quel bordo. “Quando sono riuscita a virare, visto che avevo un’avversaria che mi dava fastidio, la cinese si era già allungata molto sulla destra e sono rimasta invischiata al centro”, ha detto la grossetana nel dopo regata. Il resto della prova ha visto la solitaria cavalcata della cinese e il consueto recupero di Alessandra che, dal 12esimo della prima bolina, ha risalito fino all’ottavo finale, superando la spagnola Alabau all’ultima boa e arrivando stremata all’arrivo. Speriamo che domani ci sia vento e vela. ForzaAlessandra.


Medal Race 49er, una storia da dimenticare (in fretta). Ecco la sentenza della Giuria           8/18/2008
Splendida l'Olimpiade dei Sibello, ma tornano a casa a mani vuote

Qingdao, 18 agosto (ore 18:50, 12:50 in Italia)- Tutto per un'onda. Comunque e nonostante tutto, barca croata in prestito, regole calpestate, regata da sopravvivenza, i Sibello avrebbero vinto l'oro nei 49er, o almeno un argento, o anche un bronzo. Invece niente, hanno iniziato l'ultimo dei tre lati di poppa con l'oro al collo e arrivano in fondo con tanto tristezza, quella di chi sa di aver fatto tutto il possibile per vincere e si ritrova con una manciata d'acqua gialla in mano, quella di questo maledetto mare che i due bravissimi (lo ripeteremo sempre, perché sono l'esempio di come ci si debbe applicare per riuscire nello sport) ragazzi di Alassio hanno ora fretta di dimenticare al più presto.
"L'abbiamo vista arrivare, quell'onda, era grande e ripida.", raconta Pietro Sibello, "Nelle due precedenti poppe eravamo stati stabili, sicuri e non ci sembrava di aver rischiato più di tanto, anche se le condizioni per i 49er erano davvero al limite. In quei casi si cerca o di rallentare la barca, con overtrimming del gennaker (ovvero cazzandolo oltre il dovuto, Ndr), per non ingavonare la prua nell'onda, oppure si lasca la scotta per aumentare la potenza e la planata che equivale a sicurezza. In quel caso eravamo chiaramente al limite e Gianfranco era in overtrimming. La prua ha iniziato a infilarsi nell'onda e abbiamo cercato di resistere, ma davvero non c'era nulla da fare e siamo andati giù. Abbiamo cercato di reagire subito, cercando di ritirar subito su la barca, perché, ci siamo detti, prima dell'arrivo scuffieranno ancora anche gli altri e finchè non siamo arrivati non bisogna mollare".
In effetti, i primi 5 lati (dei 6 totali) della Medal race più spettacolare e assurda della storia della vela, li avevano visti protagonisti. Sicuri, in pieno controllo del mezzo in un mare grigio, pieno di pioggia, con onde di un metro e mezzo e 25 nodi di vento, sia in bolina che in poppa risucivano a regatare invece che a sopravvivere. Un oro che era già al collo, visto che del croato, pardòn del danese, non sapevano nulla.

"Abbiamo visto quella barca croata con la coda dell'occhio. In quelle situazioni non c'è molto tempo per pensare, si è in continua apnea e le decisioni sono istantanee. Prima della partenza, dopo che loro avevano disalberato, avevamo fatto bene la strategia con Luca de Pedrini, il nostro tecnico. Ci sarebbe bastato un quinto per una medaglia sicura. poi, per come si è messa la Medal, eravamo già oro. Ce lo siamo anche detti all'ultima boa di bolina, dai Gianfranco, dai Pietro, dai ancora una poppa, l'ultima, e abbiamo l'oro al collo". La voce di Pietro, quando ci riferisce i pensieri concitati di quei momenti, è come una coltellata al cuore. Per noi, immmaginiamoci per loro, che alla loro strameritata medaglia olimpica hanno impostato gli ultimi 8 anni della loro vita. "Davvero, non ci sentiamo di avere nulla da recriminare", continua Pietro, "anche qualche punto perso qui e lì, che ora sarebbe stato decisivo, in realtà è stato compensato da qualche piccola fortuna altrettanto sparsa per le 12 prove. Avevamo messo a punto tutto con de Pedrini, siamo dimagriti di 8 kg, centrato la barca per vento leggero, che era la nostra lacuna, abbiamo misurato e studiato la corrente per mesi. Ora niente, non abbiamo in mano nulla e, ciò che è più grave e che non sappiamo bene neanche perché".

La storia di questa medal race resterà per sempre tra le vicende più incredibili dello sport olimpico. Sentite un po' qui.
Giornata epica con 25 nodi di vento. medal race per gli Yngling e i Finn, che finiscono alle 16. Alle 16:30 è fissato il tempo limite per far partire la prevista Medal Race dei 49er. Le barche sono chiamat fuori, nonostante che questi skiff plananti con quelle onde, "Il vento non è un problema"spiega Gianfranco, siano davvero al limite. I danesi escono e rompono l'albero subito dopo essere usciti. Alle 16:28 viene dato il segnale di avviso e la regata parte dopo 5 minuti. Il vento e l'onda sono impossibili e la Medal si rivela un gioco a chi riesce a restare dritto. "In quelle condizioni bisogna per forza essere conservativi, avevamo deciso di provare a restare tra i primi tre, risultato sicuro, poi quando abbiamo visto molti andar giù abbiamo capito che ce la potevamo fare. Dei danesi non sapevano nulla, per noi erano in porto". I Sibello regatano splendidamente tra le onde. Sono terzi in prima bolina, poi secondi in poppa e di nuovo in bolina. I giri sono tre e le possibilità di scuffiare infinite. Tutti, a turno, vanno giù, come birilli di un bowling. Loro resistono e quando anche l'austriaco si ribalta, loro sono primi. Poi, dopo l'ultima boa di bolina, quando mancano tre minuti, 180 secondi (tanto dura una poppa con quel vento) alla medaglia d'oro, arriva quell'onda maledetta.
"Ma ci siamo rialzati e via verso l'arrivo, dove siamo quarti e per quanto ne sapevamo medaglia di bronzo. Ci siamo abbracciati e tuffati per festeggiare, poi dopo un po' abbiamo visto che nella barca comitato, come da regolamento della medal race, hanno messo un tabellone con la classifica, che riportava Danimarca al settimo posto, ma noi avevamo appena visto con la coda dell'occhio una barca croata. Abbiamo capito subito che c'erano delle proteste in corso. de Pedrini ci ha detto che i danesi avevano corso con la barca croata". Pensate, il regolamento di regata prevde che una barca debba partire entro 4 minuti dal segnale di start, loro sono transitati 3' 57" dopo la partenza. "La barca dei croati non ha l'antenna della televisione a poppa (3 Kg in meno) e non ha le insegne nazionali, come previsto dal regolamento, in più non si sa se qualche stazzatore ha dato il permesso di usarla. Noi non l'abbiamo mai considerata nei nostri calcoli, magari, sapendolo, avremmo rischiato meno".  Alla fine i danesi travestiti da croati arrivano, senza mi dare gennaker, settimi, 11' 48" dopo i primi della Medal, gli spagnoli, anche qui quindi pochi secondi entro il tempo massimo.

A terra scattano le proteste. "Loro hanno avuto un uomo decisivo in Jesper Bank, il loro coach, che, dall'alto della sua esperienza (due ori e un bronzo olimpico nella classe Soling) e del suo carisma ha impostato un'udienza sullo spiito olimpico, sulla sportività, chiarendo bene la loro posizione e la manifesta impossibilità di avvertire per tempo tutti. Certo, forse anche noi nella loro situazione avremmo fatto lo stesso, solo l'idea di andare a terra e provare a uscire con un'altra barca è stata geniale. Glielo riconosciamo e siamo andati a stringerli la mano perché hanno regatato benissimo per tutta la settimana, ma se farli regatare e stato sportivo, non lo è stato per noi che non sapevamo di averli come avversari. Un brutto precedente, non si è mai visto nello sport uno che rompe il suo mezzo e torna a competere con quello di un'altro. Pensate un po' a cosa succederebbe se la Ferrari rompesse e tornasse fuori cion un'altra macchina", dice affranto Gianfranco Sibello.

Otto ore di udienze e decisioni. Poi, oggi alle 11:45, la sentenza che conferma la validità della Medal race e il bronzo dei Sibello che sfuma. "Quando siamo corsi a terra", racconta a sua volta Jonas Warrer, il timoniere danese, "abbiamo visto che la barca dei croati era ancora armata. Non aveva le vele, li abbiamo chiamati e loro ci hanno dato il permesso di usarla e ci hanno aiutato ad armarla, poi siamo usciti di corsa. Dobbiamo ringraziarli davvero".

E i Sibello? tamattina il pessimismo espresso ieri sera si trafsorma in delusione cocente, una di quelle che tarderanno a sparire. "Eravamo preparati, veloci, in buone condizioni mentali, non è facile portare il bollino del bronzo sulla vela per una settimana, non vedevamo altra forma di concludere l'Olimpiade che con una medaglia al collo e ora siamo così, senza niente". Non servirà a nulla e ce ne rendiamo perfettamente conto, ma credeteci, avete tutta la nostra stima e ammirazione. Bravi. Bravissimi e scusate se è andata così. Non è colpa vostra.

La sentenza è stata depositata dalla Giuria Internazionale (chairman John Doerr, GBR) alle 18:30 di oggi, 18 agosto. Eccola:
"Protesta 66 RC contro DEN e protesta 68 ESP contro DEN
navigando verso la partenza, DEN ha scuffiato e ha rotto l'albero. Ciò ha comportato significti danni includendo la randa, il gennaker e il piede d'albero. DEN è ritornata a terra. Non è stato possibile per DEN riparare i danni in tempo ragionevole e DEN ha trovato l'accordo con CRO per usare la barca CRO. DEN, per mezzo del suo coach, alla prima ragionevole opportunità ha comunicato al Comitato di Regata del cambio 15 minuti prima del segnale di avviso. DEN ha navigato verso la partenza, partendo 3' 57" dopo il segnale di partenza e ha completato la regata.

La regata è stata condotta in venti vicini al limite superiore della classe 49er e in condizioni molto difficili di vento e di onda. Ogni barca ha scuffiato in qualche momento durante la regata e due barche non sono riuscite a concludere entro il tempo limite.

Al primo momento possibile, dopo essere arrivati a terra, DEN ha sottoposto una richiesta scritta all'Olympic Measurement Committee (OMC, gli stazzatori, Ndr) di cambio della barca e ha presentato la barca per ispezione. La barca è stata quindi soggetta a controlli in accordo con le regole di classe e tutti gli altri controlli poratti a termine sulle barche nel cosiddetto periodo di quarantena (prima della Medal race, Ndr).

La richiesta di sostituzione è stata quindi approvata dall'OMC in accordo con le SI 21.2.

La barca sotituita dei DEN non aveva le identificazioni richieste dal NOR e dalle SI sulle sue vele. Non aveva a bordo una camera come richiesto dagli organizzatori. Non è stata soggetta a quarantena come da Measurment Regulation 13.

Conclusione

DEN, come barca qualificatii per la Medal race, ra richiesta dalle istruzioni di regata al punto 19.7 di fare un genuino sforzo di partire, navigare il percorso e concludere la regata.

L'OMC ha approvato la sostituzione della barca e l'ha trovata in accordo con le regole di classe e tutte le ispezioni secondo le procedure del periodo di quarantena hanno dato esito positivo. DEN ha rispettato le SI 21.2 e 21.3

La base per la protesta sotto MR 12.4 ha cessato di esistere quando l'OMC ha approvato la richiesta.

SI 2 (identificazione addizionale), SI 3 (telecamere) e MR 13 (quarantena medal race) sono soggette a penalità discrezionali (SI 18.7 e MR 13.7).
DEN non ha guadagnato nessun vantaggio competitivo dal on avere a bordo la telecamera (nelle condizioni prevalenti), e dal non portare la corretta identificazione, o dal navigare su una barca che non era stata soggetta alle procedure di quarantena previste per la MR.

SI 2, 3 e MR 13 non possono essere soggetto di protesta da barche (SI 18.7 e MR 13.7).

Regole applicate
SI 19.7, MR 13, NOR 3, SI 2 e 3, 18.7, 21.2 e 21.3

Decisione
La protesta di ESP sotto SI SI 21.2 e SI 21.3 non è valida.

La protesta del Comitato di Regata non è accolta.

DEN non ha compiuto le regole NOR 3, SI 2 e 3 e MR 13. Comunque, in accordo con SI 18.7 e seguendo lampolitica della Giuria su penalità discrezionali per questo evento, nessuna penalità sarà assegnata per queste mancate osservazioni, perché nessun vantaggio è stato acquisito da DEN".


Medal race 49er, un caso assurdo e senza precedenti           8/18/2008
Il meritatissimo bronzo dei Sibello appeso alla decisione della Giuria

Ecco al ricostruzione completa del caso Medal race 49er, riportata dal sito della Federazione Italiana Vela dedicato all'Olimpiade: www.federvela.it/pechino2008/home


"A mezzanotte e mezza, dopo una riunione di oltre 5 ore, la Giuria internazionale delle regate olimpiche di Pechino 2008 a Qingdao (composta da John Doerr, David Tillett, Josje Hofland, Takao Otani, Marianne Middelthon) non ha trovato una soluzione al clamoroso dilemma suscitato dalla irregolare regata di finale Medal Race della classe 49er.

Il motivo del rinvio a domani della sentenza da parte della Giuria è motivato con la necessità, allo stato delle cose, di assumere informazioni più approfondite sulle regole e i controlli di stazza specifici per le Medal Race.

Pietro Sibello (timoniere del 49er azzurro): “Dopo la lunga riunione in Giuria ero pessimista, adesso che c’è stato questo rinvio resto scettico su un esito positivo. Ma aspettiamo”.

LA RICOSTRUZIONE DETTAGLIATA DEI FATTI
Medal Race tra i top-10 della classe acrobatica 49er. Alla vigilia primi i danesi Warrer-Ibsen (47 punti), secondi gli italiani Pietro e Gianfranco Sibello (58 punti), terzi gli australiani Outteridge-Austin (61 punti), quarti e quinti alla pari gli spagnoli Martinez-Fernandez e i tedeschi Peckolt-Peckolt (62 punti). Gli organizzatori forzano e chiamano in mare i 49er quando fuori infuria il temporale e ci sono raffiche tra 25 e 30 nodi di vento. Il tempo massimo per la partenza della Medal race (16:30) sta per scadere. Mentre i 49er si avvicinano all’area di partenza, e iniziano a provare le andature, i danesi leader della classifica rompono l’albero mentre navigano con il gennaker. Comprensibile panico per il team che sentiva già l’oro in tasca. Corsa a terra, inutili tentativi di chiedere agli organizzatori di spostare la regata a domani (anche per il tempo limite vicino e il vento forte). A terra i danesi prendono “al volo” la barca battente bandiera della Croazia, e si presentano sulla linea di partenza. Non si sa se abbiano avuto qualche autorizzazione a partecipare alla Medal Race con tale barca in prestito. Partono, secondo calcoli approssimativi, 4 minuti e 35 secondi dopo lo start, e questo sarebbe già una violazione (la regola impone lo start entro i 4 minuti dall’ammainata e dal segnale di partenza), e quanto pare la loro barca non ha a bordo il gennaker (né la telecamera che invece hanno tutti i 49er della Medal Race). Quello che più conta, come diranno i Sibello all’arrivo, nessun concorrente era a conoscenza che alla regata partecipavano anche i danesi, e questo cambia sostanzialmente l’approccio strategico alla gara.
Gara che di suo si fa subito drammatica: l’oro olimpico di Atene 2005 si ribalta dopo pochi minuti dal via, e a ruota iniziano a seguirlo un po’ tutti. Le immagini, in mezzo al temporale e con poca visibilità, danno l’idea di un regatone da sopravvivenza, con le barche che saltano su grandi onde. Nel bordeggio della prima bolina, i Sibello sono prudenti e si mantengono tra la seconda e la terza posizione. Spagnoli e tedeschi, gli avversari diretti, sono dietro. Si prosegue e il vento aumenta, le scuffie e le avarie anche. La Medal Race diventa Survival Race, una gara a eliminazione, vince chi resta in piedi. E i Sibello sembrano resistere. A lungo sono secondi e quindi virtualmente medaglia d’oro (dei danesi nessuna traccia, e anche quando si sparge una voce sulla loro presenza, ci si accorge che sono ben ultimi in classifica, quindi fuori dal podio). Nel frattempo gli austriaci che erano al comando rompono l’albero e spariscono dal video. I Sibello continuano a navigare prudentemente e sono a lungo in lotta per il primo posto con gli australiani. Si pensa almeno a un percorso ridotto a due giri, visto l’andamento rischioso della gara, ma invece parte il terzo giro. Si rifanno sotto gli spagnoli e i tedeschi, tra una scuffia e l’altra (è il turno dell’australiano), intanto la regia comincia a inquadrare anche la strana barca “danese” con bandiera croata, che approfittando del ritiro austriaco non è più ultima e torna in classifica. I calcoli del punteggio per individuare le medaglie si fanno affannosi e ad ogni scuffia si azzerano. Il vento rinforza ancora e in testa ammainano i gennaker. Inizia l’ultima poppa, australiano primo Sibello secondi. L’australiano scuffia. Sibello primi? Di loro nessuna traccia, spariti dallo schermo e persi nella visibilità scarsa del temporale. La prima barca ad apparire è quella spagnola, che vola verso il traguardo senza gennaker. Poco dopo ecco i Sibello e il replay della loro scuffia in strambata all’inizio della poppa finale. Costata carissima perché passano anche i tedeschi. E, quel che è peggio, si infilano gli inglesi. Benedetti inglesi che non c’entrano niente, non hanno niente da chiedere alla giornata e all’Olimpiade, si infilano tra tedeschi e Sibello e letteralmente strappano la medaglia dal collo degli azzurri. Sul traguardo prima ESP, seconda GER, terza GBR, e poi eccoli i Sibello, quarti all’arrivo. Che gioiscono, esultano, si lasciano andare a scene di gioia per una medaglia che credono ancora sicura, al termine di questa Survival Medal Race. Ma la beffa, tremenda, è in arrivo. Tagliano i francesi, quinti, tagliano gli australiani, sesti (i maestri del vento forte, i campioni del mondo, ribaltati come pivelli quattro volte in una sola gara). Attesa, vuoto. Poi arriva, settima, una barca fantasma, con bandiera croata, senza gennaker e con a bordo due ragazzi con pettorina su cui c’è scritto DEN. Che piombano sull’arrivo e iniziano ad abbracciarsi ed esultare. Ottavi i brasiliani, ritirati USA e Austria, regata finita. I calcoli crudeli si rincorrono, DEN recupera l’oro, ESP è argento, GER è bronzo. E i Sibello, a pari punti con Peckolt, sono quarti. Fuori dal podio.

LA GIURIA
La giornata dei 49er non è finita qui, anzi è appena iniziata. La Giuria, subissata di proteste annunciate e reali, ha convocato una riunione di tutti i timonieri, trasformatasi in una udienza collettiva che ha discusso le tre proteste ufficiali: ESP contro DEN, Comitato contro DEN (testimone lo stazzatore) e USA contro Comitato di Regata. Per prima, dopo un paio d’ore, viene dismessa la protesta USA (chiedevano il redress e la media dei piazzamenti perché il vento era superiore ai limiti di classe) e la regata ritenuta valida. Resta la lunghissima parte sulle proteste di stazza ai danesi. Tra gli elementi: la partenza in ritardo oltre i 4 minuti; l’uso di una barca che non ha effettuato il regolamentare periodo di “quarantena” prima della Medal Race in apposita area del piazzale di varo; una barca senza gennaker a bordo; una barca senza telecamera a bordo; una barca con bandiera di nazionalità diversa da quella dei concorrenti. Ce ne sarebbe abbastanza, e infatti la discussione è lunga e circostanziata. In stanza per noi il timoniere Pietro Sibello e il veterano Valentin Mankin (“in tanti anni mai visto una cosa del genere”). Alle 23 circa, la Giuria fa uscire tutti e si chiude per decidere e scrivere la sentenza. Che a mezzanotte e trenta non arriva ancora: anzi la Giuria rinvia a domani per la sua decisione.

RIFLESSIONE
Sarà difficile dimenticare questa giornata. E visto che una decisione (positiva o negativa per la vela azzurra) non c'è ancora, qualche riflessione può essere più serena e preventiva. Se ISAF e CIO volevano spettacolo dalla Medal Race, oggi ne hanno avuto in abbondanza. Se la Medal si distingueva per il suo arbitraggio in mare e l’assenza di proteste a terra, questo caso finito a mezzanotte riporta tutti alla realtà. Se l’Olimpiade è anche un evento sportivo per il quale ci si prepara per 4, 8 o anche 12 anni, e che deve per questo garantire regolarità e pari condizioni, questa Medal Race non ne è stata degna. Cosa può spingere un Giudice di un Comitato di regata, a 120 secondi dalla scadenza del tempo massimo per dare lo start in giornata, con una potenziale medaglia d'oro che ha disalberato e vento a 25-30 nodi, a dare in fretta e furia la partenza a una regata che si poteva tranquillamente rinviare a domani? Vengono in mente pressioni, timing televisivi, timori legati agli sviluppi critici del programma per le condizioni meteo imbarazzanti del sito olimpico velico. E allora qualche riflessione si impone".



L'Italia in ripresa grazie ai Sibello e a Romero. Oggi tocca alla Sensini           8/16/2008
Giornata fondamentale, con la Medal Race dei Sibello e Laser, Rs:x, Star e Tornado in acqua

Qingdao, 17 agosto (ore 01:30, le 19:30 in Italia)- Dopo le bastoste di ferragosto, l'Italia si risolleva. Oltre ai Sibello, di cui parliamo diffusamente nella sezione ritratti, va benissimo Diego Romero nei Laser, che con un decimo in rimonta (aveva girato 31esimo in prima bolina) torna in testa alla classifica, con il calcolo dello scarto. Una graduatoria cortissima, con i primi cinque a scalare di un punto. L'italiano di Cordoba (Argentina) resta lassù e, viste le condizioni di Qingdao dove conta soprattutto la tensione agonistica e l'atteggiamento mentale, può restarci. Un risultato già eccezionale, che domani vivrà la giornata decisiva, a partire dalle ore 12.

Negli Rs:x ancora un rinvio. La classe è uscita alle 15:30 dopo che i 49er avevano lasciato libero il campo B, ma il vento ormai lo aveva già lasciato. Domani, a partire dalle 12, tre prove con la Sensini chiamata a mettere in acqua tutto il suo carisma. La campionessa azzurra ha trascorso la serata tranquilla, in compagnia dell'allenatore Paolo Ghione, alla ricerca della massima concentrazione. Domani non può e non deve sbagliare.

La previsione meteo parla di vento sui 10-12 nodi fino alle 13 e poi in calo. Per cui bisognerà essere pronti a dare tutto subito.

Nelle Star in testa è finito l'americano John Dane III, il gentleman driver del Mississippi che con i suoi 58 anni è il più anziano velista dell'Olimpiade tanto da regatare con a prua il marito di sua figlia. Colui che ha battuto ai trial tutti i pro yankee. Una storia da raccontare, anche se, non ce ne voglia John, noi speriamo che i campionissimi della classe ristabiliscano presto le gerarchie. Comunque, al momento Dane-Sperry (8-2-4) guidano sui portoghesi e sui kiwi. Negri-Viale (13-8-12) non carburano. Un po' il campo che ha più buchi di un groviera, un po' il bordeggio per ora li tengono dietro.

Nei Tornado risalgono invece Marcolini-Bianchi (15-9-4) dopo l'esordio-shock. Dicono che il vento sui campi è assurdo e di sentirsi velocissimi. Ripetiamo che possono far bene.

Nei 470 il programma è stato completato e, diciamolo, non è andata come ci si aspettava e come i nostri stessi ragazzi si attendevano. Nelle donne Giulia Conti e Giovanna Micol non hanno trovato lo spunto (oggi 12-6) ed entrano in medal race da settime, a 11 punti dal bronzo. In testa è quasi oro per le aussie Rechichi-Parkinson.
Tra i ragazzi Gabrio Zandonà e Andrea Trani sono sesti, ma a 15 punti dal bronzo. E' mancato lo smalto e un po' di sana pazzia, che speriamo Gabrio trovi almeno nella Medal race. Incredibile l'alternanza di risultati in questa classe, con equipaggi con due successi parziali rimasti fuori dalla medal, a riprova che nella vela non si vince con gli exploit ma con la costanza dei risultati. E, infatti, gli australiani Wilmot-Page vincono l'oro, già matematicamente visto che gli basta partire nella Medal del 18, senza neanche una vittoria nè un secondo parziali. Cosa che ci fa ancor più rimpiangere uno Zandonà brillante.

Nei Finn la celebrazione di Sua Maestà Ainslie è stata rimandata a domani, causa vento instabile (il campo A delle Medal race è una lotteria, con i grattacieli sul lungomare e il caldo afoso della città che disturbano non poco la termica). Così negli Yngling. Giorgio Poggi, undicesimo e contento anche se le medal a un punto gli è rimasta un poì lì..., parte domani per l'Italia e per le vacanze, ma, ci ha detto, già dalla metà di settembre sarà al lavoro sul Finn per un nuovo quadriennio, convinto di "aver imparato molte cose". Lo pensiamo anche noi.

Nei Laser Radial, Larissa Nevierov ha messo insieme un paio di buone prove ed è ora 15esima, a 12 punti dalla medal race, suo obiettivo.


Una giornataccia o la solita paura olimpica degli italiani?           8/15/2008
Domani sarà indispensabile reagire. Giornata decisiva in tutte le classi

Qingdao, 15 agosto- Rieccolo il timore da Olimpiade che attanaglia gli azzurri da diversi lustri. Oppure si tratta solo di una pessima giornata? Iniziata male, per il vento che prima fa uscir tutti pensando a belle planate (finalmente), e poi impantanatasi in infiniti giri di vento sotto le nuvole. Tutti dentro, quindi, in attesa che il vento cresca e si stabilizzi. Quando finalmente ciò accade chi era già fuori (Finn, Yngling, Star e Finn) regata, chi era dentro torna a uscire quando sono già le tre del pomeriggio. Il vento continua a girare come una trottola e nel campo degli Rs:x sono ben tre i tentativi andati a vuoto, con l'intelligenza che interrompe la sequenza a pochi secondi dallo start. Sono ormai le cinque, quando entra un bel vento da Nord, tra i 9 e gli 11 nodi. Gli Rs:x partono, con Alessandra Sensini che esce meglio di tutte dalla linea di start. L'inglese Shaw è ocs, lei brucia la Merret e la Alabau. La cinese è addirittura ultima e vira disperata per andare a destra in cerca di speranza mentre il resto della flotta sfreccia veloce verso sinistra. Tutti dietro alla Sensini, che resta in testa per i 3/4 della bolina. La boa, però, è sistemata vicino a costa dove il vento da sinistra non arriva bene, mentre meglio conduce quello che viene da destra. Un dramma per chi è stato a sinistra ed è primo. La vela tricolore della Sensini da prima diventa addirittura nona. Una partenza perfetta rovinata da un lato sbagliato e dalla sorte che porta prima in boa una sconosciuta thailandese, Napalai Tansai, che si trovava a destra. Risale anche l'australiana Crisp, seconda, la kiwi Barbara Kendall, terza, e la cinese, che da ultima si ritrova quarta. Non c'è più molto da fare, Alessandra riesce a recuperare un paio di posizioni ma perde per strada la rivale Alabau che recupera 5 posti nella poppa finale, mentre la Sensini non regata bene e perde un paio di punti che potrebbero essere importantissimi. A terra poi c'è anche la protesta della Alabau contro la Sensini per un incrocio contestato, che a sua volta controprotesta. Va male, caso complicato, testimonianza della brasiliana forse decisiva e Sensini, alle 9 e 30 della sera, squalificata. Altri due punti persi, visto che le rimane il 9 invece del 7.

All'arrivo il volto della Sensini è grigio come il cielo di Qingdao. Una partenza del genere buttata al vento in un campo pieno di buchi come questo proprio non ci voleva. La seconda prova di giornata, quella in cui sin'ora ha sempre fatto bene, non c'è. E' troppo tardi e il Comitato decide di riportare tutti a casa. Ora la Sensini è quarta a tre punti dal bronzo e a 8 dall'argento. La cinese Yin è a 12 punti. Con 5 prove da disputare c'è ancora tutto il tempo di recuperare. Forza Ale, sulle partenze e la velocità sei la più forte.

Cosa è successo nelle altre classi? Una sequenza di pessimi risultati, se si eccettua il nono di Giorgio Poggi nei Finn, che resta aggrappato per un'oretta alla speranza medal race per una protesta da lui presentata verso il greco Papathanasiou, che lo ha preceduto di una posizione. Ma la protesta di Poggi viene rigettata perché presentata oltre il tempo limite e l'atleta delle Fiamme Gialle manca di un punto la medal race, a cui va lo spagnolo Rafa Trujillo, vincitore della prova di oggi.
In testa c'è, ovviamente, Ben Ainslie, a cui nuvole, correnti, salti di vento, nebbie e ritardi poco importano, visto che lui, Superben (anche oggi tranquillo secondo), è sempre e comunque lì davanti. Il suo terzo oro e la sua quarta medaglia olimpica sono ormai solo distanti la formalità della medal race, in programma domani sul campo A. Una parata trionfale per colui che è, lo ripetiamo ancora, il miglior velista al mondo se non il più grande di sempre. Dietro di lui, a 12 punti, c'è l'americano Zack Riley che ha tra le mani un saldo argento a premio di un'ottima Olimpiade. Terzo lo svedese Birgmark, che ha scavalcato il francese Florent, che domani dovrà recuperare 6 punti (3 posizioni) per sperare nel bronzo e non entrare in depressione con un'altra sconfitta al momento decisivo.

Il 470 donne è un mistero. Giulia Conti, la miglior velista italiana (Sensini a parte) degli ultimi dieci anni, non carbura. A un ottimo e utile quarto nella settima prova ha fatto seguire un catastrofico ultimo nell'ottava. Non certo da lei. "Partite male e proseguite peggio", è il laconico commento di chi l'ha viste. Conti-Micol sono ora seste in classifica, a 15 punti dal bronzo, con due prove ancora da disputare. Domani Giulia e Giovanna dovranno rischiare, la mediocrità non servirà a nulla. Con due ottime prove (anche il buono non serve più) e la medal race, potrebbero ancora farcela per un bronzo. Ma occorre trovare lo smalto smarrito per tutta la settimana. L'oro sembrerebbe avviarsi verso l'australia, con Reichichi-Parkinson, seguite dalle olandesi de Koning-Berkhout. Al terzo posto si sono inserite le israeliane (grande scuola in 470) Kornecki-Bouskila. Con loro, le brasiliane e le austriache se la dovranno vedere le nostre azzurre.

Se Giulia è un mistero, la giornata di Gabrio Zandonà è un pugno allo stomaco: 19 quando si doveva dare la giusta spallata. Che succede? I due della Marina Militare girano tredicesimi in prima bolina e poi vanno indietro fino al 19esimo. La cosa peggiore è che sono tutti punti che entrano nel fardello, visto che il precedente scarto era un 21. Con tre prove previste per domani e l'ammucchiata in classifica tutto è ancora possibile, a patto di ritrovare lo smalto e la sana "pazzia" dello Zandonà dei giorni migliori. Gli azzurri sono ora quinti, a 6 punti dal terzo. Nettamente avanti la coppia di testa, gli australiani Wilmot-Page, unici a non uscire mai dai dieci, e i francesi Charbonnier-Bausset. Pare che l'Australia sia destinata a ripetere il successo di Sydney, quando conquistò l'oro nel 470 sia maschile che femminile.

Una sola prova anche nei Laser, vinta dall'inglese Paul Goodison, uno dei favoriti della vigilia. Diego Romero fa 36esimo (anda Diego, non ricominciamo con gli alti e bassi), ovvero lo scarto e scende all'ottavo ma dovrebbe risalire da domani perchè il suo 6-3-5 iniziale è comunque ottimo. Classifica rebus, con Goodison (15-2-15-1) in testa.

Capitolo Star. Grande era l'attesa per Diego Negri e Luigi Viale che però sbagliano lato, restano imbottigliati a destra e girano male finendo poi 13esimi. La prova viene vinta dallo svedese Freddy Loof davanti al tedesco Pickel e al portoghese Domingos. Kusznierewicz è quinto, Percy settimo, Scheidt decimo, Rohart dodicesimo. Pazzia dei campi di Qingdao. Sull'A delle Star, Loof prende 30° di salto a sinistra e vince. Negri era a destra. Perfetto nella sua sintesi il commento di Loof: "Oggi la velocità c'entrava ben poco, si trattava di scegliere la strada giusta, perché se vai dalla parte sbagliata, non importa quanto tu sia veloce".

Delusione anche dal Tornado con Marcolini-Bianchi, equipaggio di qualità che da domani potrà e dovrà subito rifarsi, che addirittura finisce 15esimo e ultimo. Gli americani Lovell-Ogletree, gli unici a usare il fantomatico code zero, pagano la scelta regatando all'indietro man mano che sale il vento, da quarti alla prima bolina finiscono penultimi. Vincono gli spagnoli Echavarri-Paz.

Calligaris-Scognamillo-Pignolo (14esime oggi) concludono all'ultimo posto la loro Olimpiade incolore su una barca (l'Yngling) assurda. Domani gran duello per l'oro nella medal race tra le inglesi Ayton-Webb-Wilson e le olandesi Mulder-Bes-Witteveen, divise da un punto. Ammucchiata anche per il bronzo tra GRE, USA, FRA, RUS e CHN.

Nei Laser Radial Larissa Nevierov fa meglio (9) e risale fino al 16esimo. In testa si conferma l'americana Tunnicliffe. Negli Rs:x maschili Fabian Heidegger parte splendidamente a sinistra, ma, come già sappiamo per le vicende della Sensini, il lato buono era a destra e gira 11esimo poi risale al terzo per concludere 18esimo. In classifica resta 15esimo.

Il voto peggiore, però, va ai campi di regata di Qingdao. Va da sè che a vincere sono comunque sempre i più bravi, ma vedere in palio un titolo olimpico tra buchi di vento, raffichette, correntine e cieli grigi pare un'offesa a tutti questi splendidi ragazzi che hanno impegnato i migliori anni della loro vita per questo obiettivo. Il Qingdao Sailing Center è bello ed enorme (secondo noi anche troppo), ma, da che regata è regata, la variabile più importante di questo sport è il vento. E questo, qui, non c'è e quel poco che c'è fa schifo.


Olimpiade o tortura cinese?           8/13/2008
Mai viste ai Gioghi regate così difficili e snervanti, un vero rompicapo

Qingdao, 13 agosto- Una giornata che dire snervante è poco. Iniziata con una foschia che a malapena lasciava intravedere il mare, si è conclusa con gli atleti stanchissimi, risultati a jo-jo e molta incertezza. "Si è trattato della giornata mediamente con il vento più leggero dall'inizio dei Giochi", ha detto Gianfranco Sibello, "noi dei 49er, abituati alla velocità, regatavamo sugli scarsi e suoi buoni quasi come fossimo un 470". In effetti se qualcuno si immaginava un'Olimpiade tra planate, spruzzi, scuffie e adrenalina, Qingdao non è evidentemente il posto giusto. Lo è invece per chi eccelle nella resistenza. Al caldo, opprimente. All'umidità, soffocante. Ai giochi del vento, inafferrabili nel loro complicato evolversi, e della corrente, più prevedibile ma a volte infida, come oggi nella fase finale della seconda regata dei 470, quando abbiamo visto nascere praticamente dal nulla un vero "fiume" nel mare.

Regate difficilissime, in cui conta soprattutto l'adattamento continuo e la capacità di mantenere sempre la concentrazione. Anche una sola ondina sbagliata può costare una posizione. I migliori velisti al mondo sono qui riuniti per interpretarle, ma, e sono loro a dirlo per primi, è davvero un'impresa durissima. Chi vincerà qui sarà sicuramente degno di partecipare anche a un mondiale di scacchi o a un torneo di quella strana dama cinese che qui tutti giocano all'ombra degli alberi per strada.

In questo giorno umidiccio, in cui si ha quasi il timore che le alghe verdastre che ancora pullulano qua e là nei campi di regata, decidano di impiantarsi anche su di noi, dobbiamo registrare l'ottima notizia del primo posto di Diego Romero nella classe Laser. Un risultato eccezionale dopo 3 prove (oggi il vento leggero ne ha fatta disputare solo una) che in pochi si attendevano. Romero, ricordiamo, è un italo-argentino, che ha già partecipato ai giochi per i colori biancocelesti e vanta un secondo al Mondiale Laser. Un ragazzo tosto e brevilineo, un gaucho di Cordoba che sa farsi valere quando diventa dura, anche se per tutto il biennio in cui ha regatato per l'Italia ha alternato continuamente buoni risultati ad altri nelle retrovie. La costanza è la chiave del suo successo, e dobbiamo dire che esordire con un 6-3-5, in condizioni impossibili come queste, è davvero una gran bella partenza. Romero è l'unico, con il portoghese Lima, a non essere mai uscito dai dieci, il che è un notevole vantaggio quando si sono strafavoriti (l'inglese Goodison, due 15esimi, l'australiano Slingsby, due volte iridato, addirittura 21-22-21) già colpiti dallo scivolone. Ce la può fare? Lui dice, nel suo italiano spagnoleggiante, di "aver fatto secondo a un mondiale e di voler arrivare sino in fondo con tutte le forze". Noi crediamo che, in queste condizioni, con il suo peso relativamente leggero, e la possibilità di poter regatare ora senza rischiare troppo, almeno fino all'ingresso dello scarto con la quinta prova, potrebbe anche riuscirci. Sarebbe un risultato storico per la vela italiana (pardon, italo-argentina), in una classe di fondamentale importanza. Forza Diego.

Nei 470 altalena continua, un po' per tutti, ma qualcuno invece un posticino sicuro se l'è già ritagliato. Tra questi, purtroppo, non figurano Giulia Conti e Giovanna Micol. Sono sempre lì, quinte, ma sono più le occasioni perse dei punti guadagnati. C'è qualcosa che non quadra e Giulia, talento come pochi della vela italiana, è la prima a chiedersene la ragione. Le due riescono quasi sempre a partire benissimo e a girare in bolina tra le prime, poi per strada perdono una, due, tre barche che si traducono in punti preziosi. Dopo la prima partenza di ieri e la seconda di oggi avremmo scommesso su un primo posto alla boa di bolina. Dovevate vederle: perfette, con un timing al secondo sulla linea, dalla parte che volevano, veloci. Eppure il primo spinnaker che veniva issato lassù all'orizzonte non aveva mai il tricolore. Cosa è successo? Un icrocio lì, un salto di là. "Nulla di grande, ma perdere una barca in queste condizioni è un regalo che nessuno si può permettere", dice Giovanna Micol. Giulia è arrabbiata e cerca concentrazione in se stessa. Ce la possono fare, il loro livello è altissimo. Toccherà, però, capire che le condizioni sono queste, che la meteo è fondamentale e che la regata è finita quando si ammaina lo spi dopo la linea d'arrivo. Con 4 prove ancora da disputare sono quinte, a soli 6 punti dal bronzo (e c'è la medal race che vale doppio). Forza ragazze. Smart sailing, dicono gli inglesi, anche se le prime (NED e AUS) due sono un po' avanti. Il campo è pieno di trappole. Toccherà a loro evitarle.

Nei 470 uomini Gabrio Zandonà, altro talento nostrano, fa seguire a uno splendido secondo un nevrotico 21esimo, che è il suo scarto. Peccato, anche se i due della Marina Militare restano saldi al quarto posto, a 6 punti dall'argento. Anche per Zandonà-Trani una partenza perfetta (la prima) e un ottimo bordeggio. "Nella seconda, abbiamo avuto la possibilità di chiudere bene, ma poi il vento ha cominciato ad andare dall'altra parte, nonostante fossimo già sul massimo destro, con gli avversari che passavano uno dopo l'altro, una cosa da nevrosi", dice Gabrio. Una nota di merito la vogliamo spendere per Giovanni Maspero, suo armatore nei monotipi con il Team Joe Fly, che è qui a Qingdao in forze per sostenerlo, in tutti i modi, anche economici. Un esempio per altri armatori italiani, che raramente hanno investito denari nelle classi olimpiche.

Nei 49er i Sibello fanno un 3, un 8 (dopo una penalità, quindi tutto guadagno) e un 12 che diventa il loro scarto e il primo piazzamento fuori dai 10. "Abbiamo ancora 6 prove e con queste condizioni pazzesche può succedere ancora tutto. Lo stress psicologico, aumentato dal caldo, è enorme e siamo veramente stanchi, come tutti gli altri del resto". La loro regata, comunque, è salda al terzo posto, con 6 di vantaggio sul quarto. Li abbiamo visti regatare bene con vento leggero, loro storico tallone d'achille. Ora bisognerà stringre i denti. Dai ragazzi, in pochi se lo meriterebbero come voi.

Nei Finn Sua Maestà Ben Ainslie ha messo in cantina un altro secondo ed è quasi imprendibile, come da pronostici. Dietro di lui continua l'ottima Olimpiade dell'americano Zack Riley e quella del francese Guillaume Florent, quello bastonato niente male da Ainslie nella medal race all'Europeo di Scarlino lo scorso maggio. Ci pare che qui le medaglie siano già decise, nell'ordine citato. Lotta accanitamente per la medal race Giorgio Poggi che, con il nono di oggi, ha ora 3 punti da recuperare. Ce la può fare, perché con il vento leggero ha velocità ottima e perché è ora più costante anche in poppa. Per lui la medal sarebbe un risultato interessante in prospettiva.

Negli Yngling Calligaris-Scognamillo-Pignolo hanno ormai un altro obiettivo. Lasciare a qualcun'altra l'ultimo posto. Con il settimo di oggi sono risalite un po' e vedono la luce. Lo speriamo per loro, che in Italia non hanno avuto nessun termin di paragone in questa classe, in cui sono state le uniche a cimentarsi in questo quadriennio.

Nei Laser Radial Larissa Nevierov è incappata in una penalità in partenza ed è finita subito indietro.

Chi pare davvero deciso e metodico nella sua programmazione è Diego Negri, con cui abbiamo parlato al ritorno dall'ultimo allenamento con la Star che divide con Luigi Viale. Diego, arrivato al peso forma, è sorridente e felice di aver concluso le lunghe operazioni di stazza. Ora confida nella sua preparazione, consapevole che il livello nella sua classe è davvero stellare, e lo dice uno che è vice campione del mondo. "C'è stata molta preparazione specifica nei materiali, in diversi hanno barche one off, vele speciali, come Percy che si è presentato con una randa leggerissima. Vedremo, noi siamo contenti delle scelte che abbiamo fatto". Noi lo vediamo bene. Tifate per lui e per Francesco Marcolini ed Edorado Bianchi che, con il loro velocissimo Tornado, iniziano il 15 agosto, tar due giorni. Anche loro sono tranquilli e sorridenti, come se avessero qualche arma segreta nascosta da qualche parte. Che sia la loro costanza di rendimento? A domani da Qingado.


Giornata difficile a Qingdao: foschia e venti leggerissimi sull'Olimpiade           8/13/2008
In regata oggi le classi 470, 49er, Laser, Laser Radial, Finn e Yngling

Qingdao, 13 agosto, ore 10:00 (le 04:00 in Italia)- Giornata difficile questa che si annuncia a Qingdao, la quinta dell'Olimpiade. Questa mattina, per la prima volta da quando è iniziata l'Olimpiade, la città è avvolta da una cappa di foschia, che non lascia ben sperare. Il vento sarà anche oggi debole, forse addirittura più leggero dei giorni scorsi. La previsione è di 5-6 nodi con grande influenza da parte della corrente. Per controllare le previsioni locali per oggi, il link è: www.sailingscuttlebutt.com/news/08/olyweather/

In regata oggi sono le classi 470 M e F, 49er, Laser, Laser Radial, Finn e Yngling. Sono tornate a farsi vedere anche le alghe e ieri se ne notavano diversi ammassi, sparsi qua e là nel campo di regata. Di prima mattina una flotta enorme di barche da pesca (circa 200) si disperde nei campi di regata per raccoglierle. Ogni gommone dell'organizzazione è dotato del suo retino d'ordinanza per fare lo stesso. Al monento, il fenomeno non è ai livelli preoccupanti dello scorso giugno, ma va tenuto comunque sotto controllo, perché le fioriture algali sono rapide e imprevedibili.

Grande attesa oggi per il ritorno in acqua dei fratelli Sibello nei 49er, che al momento occupano un solido terzo posto. Conti-Micol sono quinte nei 470 ma soprattutto più tranquille dopo il difficile esordio. la prodiera Giovanna Micol ha detto che dopo due splendide partenze, ieri, è stato comunque difficile controllare la flotta, divisa in due parti: "avevamo deciso di controllare quelle di destra e lo abbiamo fatto benissimo virando sempre in copertura, poi è bastata una piccola rotazione per fare entrare alcune barche da sinistra. Un vero rompicapo, ogni barca è preziosissima e bisogna lottare con i denti per ogni posizione".
Nei 470 maschili Zandonà-Trani sono ora quarti, con ampie possibilità di migliorare ancora. Oggi potrebbe essere per loro la giornata decisiva.

Nei Laser Diego Romero ha impressionato tutti con un 6-3 che lo colloca al secondo posto. L'italo-argentino è uno dei più leggeri della flotta e le condizioni di Qingdao potrebbero agevolarlo ulteriormente nei prossimi giorni. Discorso opposto per la Nevierov, tra le più pesanti nei Laser Radial.

Nei Finn Giorgio Poggi dovrà dare il meglio per centrare l'obiettivo della medal Race, visto che al momento è 12esimo, a 3 punti dal decimo, con 4 prove ancora da disputare. Ben Ainslie è tornato in testa alla classifica, tallonato dall'ottimo americano Zack Riley.

Interessante il commento di Mauro Pelaschier, qui per la RAI, che ieri sera ci ha detto come qui siano fondamentali due aspetti: le previsioni meteo, davvero difficili da interpretare, e la costanza di rendimento, meglio non rischiare e mantenere una serie di piazzamenti sempre tra i primi cinque, è facilissimo incappare in una brutta prova che poi peserà notevolmente in classifica.