| XXXIII Coppa America: Alinghi mostra il suo catamarano. Avevate mai visto una cosa così? |
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Archiviato sotto Coppa America on Saturday, July 04, 2009 Autore: Michele Tognozzi.
Villeneuve, Svizzera- Impressionante. Par di vedere il catamarano dell’uomo ragno, la barca di Batman, il multiscafo del futuro prossimo trasportato dai confini dello spazio conosciuto all’anno 2009, giorno 3 del mese di luglio, ora terrestre del meridiano di Villeneuve, Lago di Ginevra, Svizzera. Quando i responsabili di Alinghi ci aprono il tendone che cela il segreto più protetto della storia recente della Coppa America, non resta che dire: “Accidenti, però, questo non s’era mai visto…”. Complimenti, Enhorabuena, compliments, Chapeau… per dirla nelle lingue della multinazionale di Alinghi, il team di Ernesto Bertarelli che ieri, dal suo fortino tra le montagne della Svizzera, ha mostrato per la prima volta al mondo velico forme e caratteristiche del suo progetto, lo scafo che sarà il defender della XXXIII Coppa America.
Sembra l’evoluzione a 90 piedi di un Tornado Olimpico, di un Formula 18, di uno degli scafi di un Classe A. Il capannone 40x30 metri in cui siamo ammessi, dopo rigidi controlli, lo contiene a stento. Largo, ma meno del DoGzilla di Bmw Oracle. Lungo 90 piedi, ovvero 33 metri, al galleggiamento (il massimo ammesso dal Deed of Gift). Con il bompressone enorme, che pare l’antenna dell’astronave di Odissea nello Spazio, che ci sovrasta la testa sporgendo di almeno cinque metri rispetto agli scafi, un punto di mura a circa 38 metri dalla traversa poppiera per immaginiamo enormi gennaker ultra piatti, visto che la velocità sarà l’unico imperativo categorico del nuovo Alinghi. Si parla di angoli al vento apparenti così stretti da ridurre le esigenze delle vele al massimo. La vela del futuro, e questa lo è senz’altro, è qui. Ci voleva la Coppa America dei tribunali per vederla. Non sappiamo chi vincerà, nella prossima sfida per la Coppa (febbraio 2010, forse, dove non si sa, ma quasi sicuramente non potrà essere Valencia) tra Alinghi e Bmw Oracle. E’ certo, però, che quella sfida entrerà nella storia dello sport contemporaneo. Non si è mai visto un rapporto così alto tra costo e utilizzo. Una pazzia, ma dal fascino indiscutibile. Probabilmente tutto si deciderà nei primi minuti della prima sfida, sui lunghi percorsi del Deed of Gift. Uno dei due mostri andrà più veloce e la sfida sarà così risolta. Troppo differenti, troppo diversi per avere le stesse prestazioni. Uno è un trimarano, l’altro un catamarano. Uno, quello di Bmw Oracle, è grande e grosso, possente e pare devastante, l’altro, il defender Alinghi, è agile e snello, innovativo e leggero. Chi vincerà? Troppe le variabili in gioco per fare pronostici. Troppe le incognite, comprese quelle strutturali, da verificare. Sicuramente i primi cinque minuti della prima prova saranno qualcosa di mai visto prima, attimi assolutamente folli e unici nella storia della vela.

Ecco il catamarano di Alinghi all'interno del Capannone di Villeneuve. La lunghezza al galleggiamento è di 90 piedi. La larghezza sui 26-27 metri. Foto Borlenghi/Alinghi
Gli uomini di Alinghi sono indaffaratissimi a ultimare gli ultimi dettagli. Con ordine svizzero, ovviamente. La nuova livrea è già pitturata. Gli scafi laterali, uniti da due traverse, due supporti diagonali, e da una ragnatela di 11 cavi sottostanti, che servono a scaricare i carichi della struttura, con l’ausilio di quattro “puntali”, di cui uno enorme a metà bompresso, sono distanti più o meno 28 metri. La ragnatela e completata da una rete in Dyneema che non sembra annodata, tanto è perfetta. Un altro dei pezzi custom, winch compresi (non vi sono coffee grinder) di questo multiscafo. Le forme sono arrotondate, quasi femminili da modella anoressica tanto è slanciato l’insieme. A impressionare più di tutto è però la struttura di cavi, puntali, traverse. “Se regge sarà tutto da vedere”, ci dice scherzando Lorenzo Mazza, uno degli italiani del Team Alinghi e veterano della vela tricolore in Coppa America. La creazione del team progettuale di Alinghi guidato da Rolf Vrolijk (c’è anche Alain Gautier, uno dei guru della vela del multiscafi francese), con venti teste pensanti ognuna per la sua competenza specifica (due gli italiani, Silvio Arrivabene, responsabile della costruzione e della logistica, e Daniele Cotantini, strutturista), ha l’impronta evidente degli esperti di multiscafi, in modo da evitare gli errori classici che un “monoscafista” puro avrebbe potuto commettere. Gli scafi laterali sono arrotondati e leggermente inclinati verso fuori, la loro larghezza sarà di un metro e mezzo, con la prua inversa (già vista sull’Alinghi SUI 100 e sugli ultimi Formula 18 tipo Wild Cat), l’altezza al punto massimo poco più di tre metri. I due fori per le lame di deriva non sono grandi e sono posizionati immediatamente a pruavia della traversa a v accennata prodiera. Quella poppiera è curva. I timoni piccoli e semplici. Pare che il problema numero uno fosse nella stabilità e nell’integrità della struttura. Il resto si sviluppa in verticale e l’albero lo vedremo nei prossimi giorni. Mercoledì prossimo 8 luglio ci sarà il trasporto in elicottero (fatto venire appositamente dalla Russia, 30.000 euro al giorno si dice) fino al lago in località Le Bouvelet. Poi le prime uscite a vela. Facendo una media tra superficie velica in bolina e in poppa, si parla di 1000 metri quadrati a riva. Ma anche l’albero, che dovrebbe essere, almeno in questa prima versione, alare e, dicono gli uomini di Alinghi “sarà proporzionale a tutto il resto”, svilupperà un centinaio di metri quadrati di superficie al vento.

Le prue inverse sugli scafi laterali, larghi poco più di un metro. La larghezza totale è sui 26 metri, la lunghezza al galleggiamento è di 90 piedi, 33 metri. In questa foto manca il lunghissimo bompresso centrale. Foto Borlenghi/Alinghi
Ad Alinghi hanno cercato di risolvere i problemi riscontrati da Bmw Oracle, che pare siano incentrati soprattutto sulla gestione del mezzo e delle vele in manovra. Per farlo si è sezionato, studiato, scansionato tutto ciò che si poteva del DoGzilla. Chissà, forse ci viene da pensare che per farlo si sia partiti da un’unità di misura certa e fuori dal comune, l’altezza nota dello skipper Russell Coutts, ex-dipendente di Alinghi e ora uomo che Larry Ellison ha incaricato di strappare la Coppa a Bertarelli, a suon di milioni di dollari. La barca verso il 20-23 luglio dovrebbe essere presentata ufficialmente, poi dovrebbe arrivare per qualche settimana tra Liguria e Costa Azzurra, i mari fisicamente più vicini al Lemano, per dei test in mare. Il Lago Lemano, infatti, è troppo stretto per vederne in pieno le caratteristiche. Si rischierebbe di arrivare alla sponda opposta prima ancora di aver finito di cazzare le vele. Dove sarà la regata non è dato saperlo. Troppa acqua (e carta bollata) dovrà ancora scorrere sotto gli scafi. La sensazione è che il nuovo Alinghi sia catamarano da arie medio-leggere, in grado di sviluppare velocità impensabili in aree mediterranee (ma scommettiamo anche che la Coppa 33 non sarà dalle nostre parti), ma pensate appositamente per i percorsi del Deed of Gift (che sono un bastone e un triangolo).

L'enorme bompresso, lungo circa 25 metri, qui rovesciato prima di essere posizionato sugli scafi. Foto Borlenghi/Alinghi

Dettaglio dello scafo di sinistra- Foto Borlenghi/Alinghi

Le due diagonali strutturali tra le due traverse- Foto Borlenghi/Alinghi
“Le prime uscite”, ci dice Silvio Arrivabene, “saranno caute e procederemo un passo alla volta. Cercando di ottimizzare i vari aspetti, dal numero delle persone necessarie alla manovra ai carichi strutturali da verificare nodo dopo nodo. Siamo partiti dall’esperienza di Alinghi sui multiscafi del Lago di Ginevra, specialmente dall’Alinghi 41 che ancora detiene il record del Bol d’Or. Poi ci siamo posti il problema di innovare e, diciamolo, ma avete mai visto una roba così?”. In effetti, no, non l’avevamo mai vista. La risposta di Alinghi a Bmw Oracle è sorprendente e innovativa. Può essere che ci sarà molto da modificare e implementare, non a caso i nostri due interlocutori usano spesso il termine “prototipo”. “All’interno dei cavi in carbonio che rendono rigida la struttura”, ci spiega Daniele Costantini, “vi sono delle fibre ottiche, così come nel resto dello scafo, che servono per monitorare i carichi e le tensioni, con l’ausilio della telemetria, durante le prime uscite verificheremo tutti i dati dando delle risposte numeriche agli interrogativi che ancora abbiamo. Ci sono tonnellate di carichi, molto più elevati dei carichi di un ACC5. La struttura è la chiave di tutto ed è lì che ci siamo tenuti tutti i margini per verificare nelle prime ore di vela”. Addirittura sul suolo all’interno del capannone segreto è stata ricavata una struttura di cemento armato in grado di riprodurre i carichi della Y formata da bompresso e diagonali. Altra cosa che ci balza agli occhi è l’assenza dei Coffee Grinder. “In effetti non ci sono, avete ragione”, risponde Arrivabene. Se non ci sono i muscoli a girare i verricelli, cosa ci sarà? “Delle pompe idrauliche”, ci spiega. Azionate da cosa? Un piccolo motore? Chissà.

Silvio Arrivabene. Foto Borlenghi/Alinghi
La ragnatela di spiderman sotto forma di catamarano è impressionante. Con il bompresso armato assomiglia a una mantide religiosa pronta a scattare all’attacco. In quanto a volatilità, il cat alinghiano non scherza, visto che dopo il primo volo appeso all’elicottero per arrivare sul Lemano, passerà addirittura le Alpi per arrivare al mare. Un coleottero gigante che rischia di far venire un infarto ai contadini alpestri dei Cantoni. 90 piedi al galleggiamento, un po’ meno di larghezza (diciamo 26 metri), il bompresso pare arrivare sino a 38 metri dai timoni. Sul dislocamento non ci sono certezze, potrebbe, ci dicono, non essere diverso da quello di Oracle. Il tutto, con linee eleganti, snelle e innovative. Non sappiamo chi vincerà. Il trimarano potrebbe essere avvantaggiato in alcune condizioni, il catamarano in altre. L’unico dato certo è che DoGzilla, pur mastodontico, spettacolare e potente, sembra un’evoluzione di qualcosa di già esistente. Alinghi non c’era ed è un salto a due scafi nel futuro. Davvero ci pare che abbia ragione Silvio Arrivabene: “Ma l’avevate mai vista una roba così?”.

Si lavora ai loghi di Alinghi sulle prue- Foto Borlenghi/Alinghi

Vista laterale con le traverse. In questa foto manca tutta la struttura a ragnatela che conferisce rigidità all'insieme- Foto Borlenghi/Alinghi
I progettisti di Alinghi
La squadra di progettisti, composta da 21 persone, è coordinata da Grant Simmer, mentre Rolf Vrolijk ha il ruolo di progettista capo con Dirk Kramers responsabile degli ingegneri. Michael Richelsen si occupa della previsione delle prestazioni e del CFD, Kurt Jordan segue l’analisi dei compositi e delle strutture, mentre Kirst Feddersen è responsabile della progettazione degli alberi e Mike Schreiber di quella delle vele. Per la 33a campagna si sono uniti al team anche Andrew Mason, Daniele Costantini, Daniel Bernasconi, Andreas Winistoerfer e Silvio Arrivabene.
www.alinghi.com
Che succederà?
In casa Oracle che succederà? Sicuramente i due progetti non avrebbero potuto essere più diversi. L’unico dato certo è che entro il 15 luglio, come ha imposto il giudice di New York, ci sarà un incontro tra le parti con il mediatore gradito a entrambi. Sul tavolo la data della sfida e il Custom Registry, che ancora Bmw Oracle non ha presentato. Per cui non è detto che Oracle intenda correre davvero con il DoGzilla. Dopo la presentazione del certificato, sostiene Alinghi, il Deed of Gift ci concede 10 medi di tempo per prepararci. La scelta della località della sfida, che Alinghi dovrebbe annunciare entro l’8 agosto, sarà una sintesi tra le caratterirstiche meteo e i soldi offerti per avere la Coppa. Si parla degli Emirati, di entrambi gli emisferi, ma per quanto visto non pare che Alinghi abbia bisogno di cercare luoghi “estremi”. Come risponderà Russell Coutts? Lo vedremo presto. La sfida velica del secolo, finalmente, comincia a prendere forma.

Vista aerea di DoGzilla, il trimarano 90x90 di Bmw Oracle per la XXXIII Coppa America. I due multiscafi non potrebbero essere più diversi. Foto Martin Raget/Bmw Oracle
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