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Speciale Olimpiadi

Il risveglio d'argento di Alessandra Sensini tra impegni ufficiali e feste d'onore           21/08/2008
La campionessa azzurra ha celebrato la sua quarta medaglia olimpica

Qingdao, 22 agosto (ore 02:00, le 20:00 in Italia)- Il risveglio dopo la quarta medaglia olimpica per Alessandra Sensini? Una corsa tra Qingdao e  Pechino e ritorno. Un’ora e mezza d’aereo, taxi e tanti complimenti. Tra gli impegni ufficiali a Casa Italia, con il Coni che la fortemente voluta come massima rappresentante dello sport italiano, con diretta RAI, interviste e centinaia di foto, e la festa “di casa”, al Maremma Tuscany presso l’Hotel Crowne Plaza di Qingdao, dove per i 15 giorni dell’Olimpiade si è svolta l’exibition dell’eccellenza maremmana. “Alla fine siamo in Cina, ma mi sembra di essere a casa”, ha detto Alessandra durante la festa in suo onore, “qui c’è parte della mia famiglia, i miei amici, la Maremma che mi ha sostenuto per i miei allenamenti in loco negli ultimi tre anni. Sono contenta di essere riuscita ancora una volta a portare qualcosa che vi abbia emozionato, una medaglia. Nell’ultima regata ho dato davvero tutto per riuscirci. Sono riuscita a tirar fuori il massimo… è venuto un argento e va bene così. Certo, non potevo tornare a casa a mani vuote dopo tutto quello che abbiamo messo su… Grazie, quindi, a tutti quelli che hanno creduto in me, grazie al mio team manager Alfio Giomi, al mio allenatore Paolo Ghione, grazie davvero e godiamoci questo momento”. E la festa continua, fino a mezzanotte al Crowne Plaza, con tutta la squadra azzurra della vela, poi nei locali più frequentati di Qingdao, tra balli scatenati e bevute. E’ bello trovarsi tra i migliori velisti al mondo, campioni olimpici, veterani della Coppa America.  Ci sono Scheidt, Loof, Booth, gli spagnoli del Tornado d'oro, Lange. Il nostro clan ha le bandiere tricolori intorno alla vita e canta a squarciagola l’Inno di Mameli. I cinesi ci guardano divertiti. Tutti fermano Alessandra. Le fanno i complimenti. “Well done, well done”, ben fatto, con l’ammirazione e la stima che solo lei sa conquistare. La festa continua fino a notte fonda. L’Olimpiade è finita, non gli impegni ufficiali perché tutti vogliono congratularsi con lei. Non si contano le foto ricordo con la medaglia d’argento rigorosamente in vista, che cinesi, giapponesi, italiani e via così vogliono da lei. Pochi atleti hanno la sua capacità di coinvolgimento, il suo carisma fatto di spontaneità e forza interiore. “Ora sì che per il prossimo mese avrò molti impegni, questo è solo l’inizio, la festa a Grosseto, quella ufficiale con gli sponsor del progetto Maremma Tuscany, la festa con gli amici del Club Velico Castiglione della Pescaia  che mi hanno consentito di allenarmi per tre anni, il ricevimento in Regione da Claudio Martini. Per le prossime settimane penserò soprattutto a questo e a godermi la mia quarta medaglia, poi una bella vacanza”. E il futuro, c'è chi parla di match race? “Troppo presto per dirlo, ora sarebbe prematuro, molti già parlano di Londra 2012 ma, davvero, ora è troppo presto per parlare di questo. Vedremo, valuteremo insieme ad Alfio Giomi, a Paolo Ghione e poi decideremo. Ora ho solo voglia di divertirmi con chi è stato vicino”. Un’atleta stupenda, che onora lo sport come pochi altri. Tutti vogliono un ricordo, la applaudono, un autografo. Babbo Goffredo, invece, vuole solo ballare con sua famiglia, quella piccolina tutta riccioli che, con il suo caratteraccio e la sua caparbietà, è diventata una campionessa. E lo fa alla grande, trascinandola in un ballo scatenato sulle note di Volare. Chi volesse vederli in azione, per rivivere la festa è possibile vedere il video sul sito www.sailrev.tv del gioralista Luca Bontempelli.
“Mi sono detta questo è il momento di vincere, ero sicura che ce l’avrei fatta. Bisogna sempre dare il massimo. Certo l’oro mi è rimasto un po’ qui, era così vicino… ma la sorte e la spagnola un po’ capricciosa, che sembrava avercela con me, non l’hanno permesso. Va benissimo così e sono felice e orgogliosa di aver ancora dato delle emozioni a chi ha creduto in me e mi è stato vicino”.
Michele Tognozzi



Il gaucho dal carattere di ferro           19/08/2008
Ritratto di Diego Romero, bronzo olimpico nei Laser, in viaggio, causa Olimpiade, dalle Ande agli Appennini

Qingdao, 19 agosto (ore 19:00)- "Io non ero venuto qui per partecipare, per fare turismo all'Olimpiade, io ero qui per vincere questa... e ci sono riuscito", dice Diego Romero indicando la sua medaglia di bronzo. "El tìo tiene huevos", direbbero i suoi amici argentini. In effetti a Diego gli attributi non mancano di certo, visto il temperamento e lo sguardo fiero con sui descrive la sua medaglia. "Negli ultimi due anni ho fatto molti sacrifici, ho fatto scelte di vita importanti decidendo di lasciare l'Argentina e di venire a regatare in Italia, sono dimagrito in due mesi dai miei 82 kg a 75 , per essere competitivo qui a Qingdao. Ho vinto la selezione contro tutti, rimontando a Venezia quando mi marcavano in dieci. Il mio livello, però, era superiore e l'ho dimostrato con questo bronzo. Ripeto, io non mi sarei mai accontentato di arrivare all'Olimpiade tanto per farla, io volevo una medaglia e ora ho intenzione di lottare per l'oro a Londra 2012". Beh... il nostro gaucho è di Cordoba, Argentina, città ai piedi delle Ande dove c'è un lago piccolo piccolo dove Diego ha iniziato a uscire in barca con il nonno materno, Juan Paschetta, da Cavalieri Maggiore (Cuneo). La nonna paterna, Seggiaro di cognome, invece, veniva da Bosco Gaurin, sempre nel cuneese. Gente di montagna, insomma, emigrata in Argentina come migliaia di italiani tra le due guerre. "Il lago non è neanche tre chilometri di lunghezza e lì ho iniziato a uscire su un Lightining con il nonno. Poi mi sono appassionato e ho iniziato con le prime regate, molto tardi rispetto alla media, a 18 anni. Ricordo che nel 1982 mio nonno era felicissimo per la vittoria dell'Italia al Mondiale. Io avevo 9 anni ma ricordo che lui mi regalò una maglietta dell'Italia e ne ero molto fiero". Una storia di emigrazione, con Diego che cresce parlando spagnolo, visto che la famiglia è ormai radicata per bene in Argentina. "L'italiano che parlo l'ho imparato in questi due anni", dice, ma se la cava benissimo.

Lo sguardo è fiero e non è un caso che Romero abbia saputo gestire benissimo questa Olimpiade, iniziata con un 6-3-5 che lo ha portato in vetta e difesa con i denti grazie a un carattere non comune. "Volevo questo risultato, sapevo di potercela fare sin dal mio secondo al Mondiale 2005", spiega ricordando le ragioni che lo hanno portato a scegliere l'Italia, di cui ha sempre avuto il passaporto. "I primi contatti con Sergio Gaibisso risalgono al Mondiale di Cadice 2003, tra le mie due Olimpiadi per l'Argentina (22esimo a Sydney e 12esimo ad Atene, Ndr), poi dopo il 2005 ho avuto problemi, anche economici, con la federazione argentina e ho chiesto alla FIV se c'era la possibilità di regatare per l'Italia. Ora ne sono fiero". Una medaglia divisa in due, quindi, come tanta gente di quello splendido paese. Bellissima la scena degli ex compagni argentini che lo accolgono trionfalmente, lo aiutano con la barca alla scivolo. Tutta la squadra italiana lo festeggia, con la Sensini in testa che si tuffa con lui dallo scivolo. "Ora voglio regatare sempre di più, anche nell'altura dove ho già alcuni contatti. Bisogna saper gestire la pressione psicologica, vincere a questo livelo non è mai un caso e sono orgoglioso di tutto il lavoro che ho fatto e di chi mi è stato vicino, a cominciare dal mio compagno di camera qui al Villaggio, Fabian Heidegger che con il suo sorriso perenne mi ha sempre tenuto allegro in questi giorni di tensione".

Un bel tipo Romero che si merita davvero questo risultato, raggiunto da solo e per conto suo come solo chi pensa in grande può fare. Solo lui si vedeva tra i favoriti, nella medal race ha regatato benissimo finendo terzo. Si è saputo adattare alle condizioni e ha resistito alla pressione. Insomma Diego Romero Paschetta, montanaro argentino trasferitosi in Liguria causa Olimpiade, compiendo un tragitto inverso a quello dei suoi nonni, è un vincente e lo ha dimostrato. Tutta l'Italia velica, e anche un po' l'Argentina, deve esserne fiera.


La Sensini vola nella burrasca           17/08/2008
Una giornata da ricordare, tra le più dure della storia olimpica

Qingdao, 17 agosto- Alessandra Sensini vola nella burrasca e conquista un terzo e un secondo posto che la portano al secondo assoluto in classifica, a 7 punti dalla cinese Yin. Cosa ancor più importante, mentre lei vola in 25 nodi di vento, le sue avversarie dirette arrancano, incapaci di reggere il passo della campionessa grossetana. Che giornata qui a Qingdao. Pioggia battente, vento a 25 nodi, onde di un metro e mezzo, nebbia. Un vero e proprio tifone che si abbatte sulla Fuchuan Bay proponendo l’esatto contrario di quanto si era visto sin’ora. Una giornata al limite delle possibilità, con scrosci d’acqua torrenziale che hanno reso durissime le due prove disputate. Addirittura, in alcuni momenti, la visibilità era ridotta a meno di 100 metri e le atlete hanno dovuto improvvisarsi navigatrici per riuscire a trovare nella nebbia le boe da girare. Anche in questo la Sensini è stata bravissima, riuscendo a recuperare metri su metri e a infliggere distacchi enormi alle rivali. Prova questa della superiorità tecnica dell’azzurra sul resto della flotta, della sua perfetta preparazione fisica e delle sue capacità caratteriali. Insomma, se l’Olimpiade fosse stata disputata in un luogo appena decente per la vela, non vi sarebbe stata storia. Invece, siamo a Qingdao e sin’ora si sono avuti venti leggeri e infidi che hanno costretto la Sensini a dover recuperare ancora. La situazione, dopo le prove di ieri, è però decisamente più confortante.

Alessandra è ora al secondo posto, con sette punti da recuperare alla Yin (oggi 13-7) con tre prove ancora da disputare più la medal race. La Sensini ha scavalcato l’amica-rivale Jessica Crisp, che ora la segue a 3 punti. Quarta è la spagnola Marina Alabau, staccata di 5 punti. Oggi sono in programma altre tre prove, le ultime delle dieci previste, al termine delle quali le migliori dieci disputeranno la Medal Race a punteggio doppio, che assegna le medaglie e che è programmata per le 13 (ora locale, le 7 del mattino in Italia) del 20 agosto. Il clima nel clan Sensini è di ragionevole ottimismo. Alessandra è rimasta a riposarsi al Villaggio Olimpico, insieme al tecnico Paolo Ghione. In serata le telefonate “della buonanotte” con babbo Goffredo e Alfio Giomi, il Team Manager del progetto Maremma Tuscany. In effetti, la Sensini ieri ha regatato in recupero, dopo due partenze conservative e poco brillanti. Bisogna considerare che l'azzurra non può più rischiare dopo la squalifica in regata 5. Anche le altre, però, dopo la giornata di oggi non possono fare passi falsi, avendo ora brutte prove di scarto.

La sua velocità con vento forte è inarrivabile per le altre, tanto che la Sensini è riuscita a rimontare dal decimo al terzo nella prima prova e poi dal settimo al secondo nella seconda. Oggi, quindi, altra giornata decisiva, con la cinese che, mentre tornava in porto ieri pomeriggio nel bel mezzo della burrasca, aveva lo sguardo perso nel vuoto, con la paura di una vela tricolore sempre più vicina.
Una regata, quella di ieri, come se ne vedono raramente. Disputata in un’Olimpiade è stata un esempio di sport al massimo livello, con le tavole a vela che sfrecciavano tra le onde enormi a oltre 20 nodi di velocità, con le gocce di pioggia che diventavano aghi di una tortura cinese.



Che bravi i Sibello brothers, oggi è il vostro giorno           16/08/2008
Il racconto delle tre prove che hanno portato i Sibello a giocarsi le medaglie nei 49er, partendo da secondi nella medal race

Qingdao, 16 agosto (ore 23:30, le 17:30 in Italia)- Come si arriva a giocarsi una medaglia olimpica? I fratelli Pietro e Gianfranco Sibello lo hanno fatto con una giornata da ricordare, iniziata in modo pessimo, con un 17esimo causato da una brutta partenza, e finita in modo invece splendido, con due terzi posti che li portano dritti dritti al secondo assoluto in classifica. Pronti a giocarsi la medal race in una sfida da capogiro con altri 5 equipaggi, i danesi che li precedono ora di 9 punti, australiani, spagnoli, tedeschi e americani che li seguono, da 3 a 9 punti di distanza.

I Sibello, ragazzi seri, preparati e determinati, che hanno lavorato in modo esemplare per due quadrienni, sono ben lontani dal ritenersi soddisfatti. Il terzo nella seconda prova avrebbe, infatti, potuto anche essere un primo posto, visto che i due velisti delle Fiamme Gialle avevano girato la prima bolina con 26" di vantaggio, perdendo poi due barche tra la seconda bolina e l'ultima poppa. "Punti persi per strada, che potrebbero essere importanti". Certo, la realtà è che dopo il 17esimo nella decima prova, la prima della giornata, in pochi sarebbero riusciti a trovare la forza e la determinazione per risalire quando tutto sembrava ormai perduto. Per vincere un'Olimpiade, lo stiamo constatando in queste giornate di splendida tensione agonistica qui a Qingdao, ci vogliono tante variabili, ma tra queste, se non si è fuoriclasse assoluti come Ben Ainslie che vince per volere divino, la determinazione, la forza mentale e il carattere sono decisivi. Qui tutti sanno andar benissimo in barca, a fare la differenza è proprio la gestione del momento decisivo, quello che non ti fa sbagliare nell'unico momento in cui non è possibile farlo. E i Sibello non lo hanno fatto. Bravi e, soprattutto, in culo alla balena per la Medal race, in programma alle ore 15 di domani, 17 agosto.

Vediamole, quindi, queste tre prove, a cui abbiamo assistito oggi nel campo B di Qingdao, in una giornata dal cielo bianchissimo, dall'umidità elevata e dal vento ballerino.

Prova 10
Vento da 330°/90°, 8-9 nodi in diminuzione
Ecco un'esempio di quanto sia stata assurda la decisione di disputare un'Olimpiade della vela a Qingdao. Una regata dove le posizioni sono decise da un salto di vento di 120°, ma, comunque, valida.
I Sibello partono male a centro linea. Avete presente il classico arco che si forma lungo una linea di partenza? Ebbene i Sibello sono al centro, nel punto di massima freccia, in seconda fila e costretti subito a virare per uscire dai rifiuti. Paura? Troppa prudenza? Il risultato, catastrofico, è che i due sono costretti a virare subito mure a sinistra per cercare aria libera a destra, ma per farlo devono passare dietro a tutta la flotta di destra. Classica situazione in cui non c'è scampo e solo un salto di vento dalla tua parte può risollevarti. Per ora l'Eolo cinese è tranquillo e i Sibello, inevitabilmente, si ritrovano quart'ultimi alla boa di bolina. Entrano bene quelli partiti al centro, in prima fila: i tedeschi, rivali diretti dei Sibello per il terzo posto, Giappone, Ucraina. I Sibello strambano subito per provare qualcosa di diverso ma sono ormai troppo dietro.
Alla fine della seconda bolina, Eolo (o come diavolo si chiamerà qui) si risveglia e combina un bel pasticcio. Entra la termica, con un salto a destra di 120°, che favorisce i giapponesi che girano davanti ai tedeschi e ai brasiliani. Surreale la scena alla boa di bolina, a cui le barche arrivano con il gennaker: il comitato segnala il cambio di percorso, nuova boa per 270° (quindi il vento viene da 90°) ma non c'è ancora nessuna boa, o meglio si scorgono le due barche della linea d'arrivo che, spingendo i motori, sono ancora laggiù all'orizzonte (che con la foschia di oggi non arriva a un miglio) che cercano di prendere posizione. I giapponesi vagano per alcuni secondi cercando di avvistare la meta, così i tedeschi che sembrano non sapere da che parte dirigere. Poi ci si ricorda che in questi casi serve la bussola (del resto, inventata dai cinesi) e si va per rotta. Alla fine vincono i brasiliani che passano i danesi, miracolati dal salto di vento, di una prua, poi USA, ESP, GER e i poveri giapponesi. I Sibello sono laggiù lontanissimi, cascati nel buco di vento tra il Nord e la brezza entrante. Arrivano, dopo quasi 12 minuti, solo 17esimi. Una botta da stendere il più esperto dei velisti ma non i Sibello che, come la loro natura gli impone, si fermano e ragionano. Dove abbiamo sbagliato? La partenza e, quindi, che partenza sia.

Prova 11
Vento da 130° 7 nodi in diminuzione
I Sibello si sono detti, qua bisogna partir bene e cosa fanno? Ma diamine, partono benissimo, atrimenti a che cosa servirebbere essere per metà tedeschi (da parte di mamma). Seri e caparbi, i due decidono di partire in barca, a un terzo della linea, in primissima fila. Veloci, puliti e determinati, con quelle loro lunghe leve che li fanno sembrare un prolungamento di quello strano attrezzo a terrazze che il 49er, con cui sono in simbiosi completa. Impossibile immaginarli separati, i Sibello brothers, e così la stessa immagine ci scorre davanti mentre virano per andare a destra, già primi e in controllo della flotta dopo un minuto di regata. In boa, infatti, arrivano primissimi, con 26" di vantaggio. Il gennaker tricolore va su veloce e quando arrivano spagnoli, tedeschi e australiani, i rivali più pericolosi, i Sibello sono già diretti verso i grattacieli sullo sfondo. Poi nella seconda bolina qualche buco di vento favorisce proprio gli spagnoli, già campioni olimpici in carica, che passano avanti. Sulla linea d'arrivo passano per pochi centimetri anche gli australiani. I tedeschi sono dietro di un punto e in classifica ora Italia e Germania sono alla pari al terzo posto. Si rifiata.

Prova 12
Vento da 155° 5-6 nodi
Corrente entrante di 1,3 nodi
Siamo alla prova decisiva. Ci vogliono nervi d'acciaio. I Sibello tornano a partire dal lato del comitato, terzi a destra. Bene, benissimo, veloci e attenti tatticamennte, visto che non tardano a virare in copertura quando si accorgono che, spagnoli e tedeschi, rivali diretti partiti male, hanno già virato mure a sinistra per andare a destra. Virata sul muso ed ecco che il 49er italiano è in controllo, anche qui dopo pochi secondi di regata. Segue una nuova virata dei tedeschi, con i Sibello che gli virano sopra per un lungo bordo mure a dritta, con le due barche che proseguono parallele. La corrente agevola chi è a sinistra, prima spingendolo verso la boa dal traverso e poi, sulla lay line di sinistra, di poppa. Un bell'aiuto e, infatti, dal lato mancino, dopo gli austriaci che avevano navigato puliti a destra, entrano portoghesi, giapponesi e brasiliani. I Sibello girano quinti, seguiti dai tedeschi. Bellissima la poppa degli alassini, che recuperano due posizioni per girare dietro a austriaci e portoghesi. Ma ciò che più conta è che mentre loro sono lassù, danesi e australiani sono persi nelle retrovie dopo una pessima partenza (DEN, che ha il supporto del coach Jesper Bank, tre medaglie olimpiche, come coach sul gommone presente nel campo, era ripartito da Ocs). I Sibello resistono e alla fine sono terzi dietro ad AUT e ai combattivi baschi Martinez-Fernandez, che sono riusciti a recuperare dal 13esimo della prima bolina a secondi.
Terzi, con i danesi che si salvano ottavi, e gli australiani che naufragano addirittura ultimi.

La classifica è ora ben diversa. I Sibello sono terzi, e i conti li sapranno al rientro a terra, grazie a Luca Bontempelli di sailrev.tv che li intervista appena sullo scivolo per una scena imperdibile. Se amate lo sport, quello vero, cliccate il video relativo su www.sailrev.tv

Ora resta la medal race, con i Sibello tra coloro che lotteranno per le medaglie e, potrete scommetterci, dio se lo faranno. Appuntamento domani alle ore 15, le 9 del mattino in Italia. Forza ragazzi.


La meteo, questa sconosciuta (almeno a Qingdao)           14/08/2008
La meteorologa della squadra azzurra Elena Cristofori ci spiega perché arriverà finalmente il vento forte dopo giorni di ariette

Qingdao, 14 agosto- Che nella vela il vento conti molto è frase degna del miglior signor Lapalisse. Che qui, a Qingdao, la previsione meteo sia un rompicapo è altrettanto certo, dopo aver assistito a cinque gioni di regata che definire snervanti è poco. Il vento latita, e si sapeva, anzi, assicurano tutti, nei primi giorni è stato anche superiore alle medie stagionali (immaginiamo la depressione dei mesi scorsi e finalmente comprendiamo il motivo per cui splendidi atleti dai fisici monumentali siano dimagriti come in preda a furia anoressica). La corrente va e viene, nel senso che prima entra e poi esce e quando c'è l'inversione diminuisce. Le nuvole ci mettono del loro, spostando qua e là le ariette. La folle corsa economica della Cina, con la cappa di smog che comporta, diminuisce lo scambio atmosferico, quello che fa scattare le brezze termiche. Facile da capire, l'aria pesante schiaccia l'aria calda che sale da terra, spiaccicandola a terra e sulle magliette di tutti noi, con il risultato che l'aria più fresca dal mare trova ostacoli maggiori. Poi ci sono i venti di gradiente, che normalmente sono determinati da una situazione barica che vede una bassa pressione su Pechino e un'alta in Corea. La corrente superficiale del Mar Giallo, che va da SSW a NNE. Il caldo della città, i grattacieli che spuntano come funghi dalla costa, le batimetriche che variano, l'umidità all'80-90%. Insomma azzeccare le previsioni qui è come risolvere un'equazione a infinite variabili. Fascino innegabile della vela e della meteorologia a essa applicata, visto che tra le tanti componenti del velista vincente la meteo è tra le più importanti.

Ne parliamo con Elena Cristofori, ingegnere idraulico del Politecnico di Torino con dottorato in meteorologia a Tolone, che è la meteowoman della squadra olimpica italiana. Allieva di Alessandro Pezzoli, meteorologo storico di Fare Vela che qui a Qingdao lavora con la squadra austriaca. A lei il compito di fornire le indicazioni che allenatori e atleti dovranno poi interpretare "con le personali osservazioni sul campo di regata", come tiene a precisare. Ma come è possibile azzeccare una rotazione del vento in una situazione così complessa e su campi di regata dal diametro di 0,8 massimo 1 miglio?
Alzandosi alle sei del mattino, per esempio, per scaricare e visionare gli ultimi dati meteo aggiornati dalle boe disposte sui 5 campi di regata e dai siti meteorologi scientifici di riferimento. Lo scopo è di fornire una previsione con tendenze e indicazioni agli atleti che intendono avvalersene. La cosa, per quanto visto qui, è fondamentale, visto che un'ottima partenza può poi essere vanificata dalla scelta di un lato sbagliato in bolina o da un subdolo buco di vento in una poppa.
"Iniziamo il nostro lavoro con lo studio della carta sinottica, con le classiche isobare. Personalmente uso quella del modello coreano, che giudico ottima per il Mar Giallo. Il secondo passo è la verifica del vento di gradiente, a terra e in quota, tramite i siti classici tipo NOAA. La terza fase è lo studio dei weather pattern, ovvero le tipologie di previsione legate alle varie situazioni statistiche registrate. Con quel vento di gradiente e tale copertura nuvolosa e la corrente da lì, si è registrata questa termica... e così via. Arriviamo poi ai dati delle boe disposte sui campi di regata (per chi volesse consultarle il link è afqx.qingdao.gov.cn/english/index.aspx#). Dopo aver combinato tutto questo arriviamo finalmente alla previsione, che fornisco su due livelli, uno più specifico e uno più generale, a seconda del tipo di informazione che desiderano i tecnici e gli atleti. Bisogna tener presente, infatti, che non bisogna dare troppe informazioni complicate all'atleta olimpico. Piuttosto occorre lavorare prima dell'evento, fornendo le informazioni scientifiche necessarie a capire i segnali visivi che l'atleta, da solo, poi nota prima e durante la regata".

Anche l'umidità al 90% blocca lo sviluppo della termica. La differenza tra temperatura del mare e quella dell'aria diminuisce e il meccanismo scatta con fatica, la corrente entrante modifica la temperatura del mare anche di 1°, al momento oscilla tra i 26,5 e i 27,5 °C. "I primi giorni dell'Olimpiade sono stati favoriti da un gradiente da NNE, meno umido di quelli da S, carichi dell'umidità raccolta sul Mar della Cina. Ora l'alta pressione sulla Corea si è spostata verso E e una bassa dalla Cina centrale si è infilata verso Qingdao. Le isobare sono vicine e il vento non dovrebbe mancare. Una situazione poco frequente, ma comunque qui a Qingdao in media ogni due settimane una perturbazione passa, l'ultima era stata il 30 e 31 luglio con venti fino a 25 nodi. Ora ci siamo di nuovo".

Ma come si fa a capire cosa succede sul campo di regata prima della partenza? "Le nuvole che salgono da terra mostrano l'aria calda che sale, quando spariscono vuol dire che il fenomeno si attenua, la corrente che entra o che esce, i sistemi nuvolosi che si muovono portano sempre a giri di vento, ripeto però che è importante il lavoro preventivo, prima della regata. Bisogna saper interpretare le previsioni meteo, da soli, sul campo di regata. Occorre saper riconoscere quei segnali che ci riportano a quelle casistiche di cui parlavamo prima. Quando diciamo che la brezza sarà poco stesa, va da sè che nel campo di regata ci saranno molti buchi di vento e toccherà a loro scovarli".

E la corrente? Un altro bel grattacapo, la marea è ora sui 2 metri, dietro a Qingdao c'è un'ampia baia che fa da bacino: la corrente entrante è da Est, quella uscente da Ovest. Si va da 0,4 a 1,5/1,8/2 nodi, quando c'è l'inversione (che avviene prima vicino a costa poi al largo) si ferma, mescolando le acque. Insomma ce n'è da studiare e, infatti, i meteoman dei vari team e la nostra brava meteowoman lo fanno da anni. Meteorologia come attività creativa? "Dopo la laurea in ingegneria idraulica ho scelto il dottorato e un master in meteorologia, mi piace avere a che fare con le nuvole". Grazie a Pezzoli, arriva anche in Coppa America, con il team Victory Challenge a Valencia 2007. Poi collaborazioni con Tp52, Gp42 e questa fondamentale con la Fiv. "L'Olimpiade è una bella sfida, ragioniamo su un singolo atleta e su microaree. L'importante è dare gli strumenti per capire cosa succede in acqua". Il suo sogno? Beh, nell'immediato incrociamo le dita e continuiamo a guardare le nuvole di Qingdao per i prossimi giorni. A medio termine c'è il muro dei 50 nodi a vela che l'Hydroptere, di cui lei è la meteorologa, si propone di battere a Marsiglia. "Pochi giorni fa hanno toccato i 46,7 nodi, secondo le nostre stime con vento costante di 26-28 nodi e acqua piatta ce la possono fare. Beh, non sarebbe male...". Dal punto di vista accademico, un progetto assai interessante è quello di MeteoSport, a cui collabora con Alessandro Pezzoli presso la facoltà di Scienze Motorie di Torino (www.psycosport.com/meteo/htm). La meteorologia applicata a tutti gli sport. D'altra parte per muovere una vela ci vuole il vento. E da domani, finalmente, Eolo sarà anche qui a Qingdao.


La Sensini ha deciso di farci soffrire           12/08/2008
Ancora altalena per la campionessa azzurra, prima prova deludente, seconda un capolavoro

Qingdao, 12 agosto- Alessandra Sensini ha deciso di farci soffrire. Così anche nella seconda giornata della sua Olimpiade, in cui ha fatto seguire a un deludente nono una splendida vittoria. Una giornata proibita ai cardiopatici, con la campionessa azzurra che alla fine, metà arrabbiata e metà soddisfatta, trova il tempo di sorridere per un quarto posto in classifica generale che, con il gioco degli scarti, dovrebbe già valere il secondo posto assoluto dietro alla cinese Jian Yin. Anche oggi vento leggero qui a Qingdao, 5-6 nodi per la prima prova. Dopo un’ora di attesa finalmente si parte, con una flotta enorme di mezzi di assistenza, media e allenatori che circonda il campo di regata, il B, destinato oggi alla classe Rs:x. Alessandra è carica e per lunghi minuti studia la partenza dei colleghi uomini, che partono cinque minuti prima delle donne. Il suo volto è determinato ma anche un po’ preoccupato, perché questo venticello di Qingdao proprio non si vuol rivelare a nessuno. Difficile capire quale sarà il lato giusto. Quando tocca a lei, decide di partire dal lato sinistro della linea, ma ai 15 secondi qualcosa non va: Alessandra è troppo indietro, la canadese le è addosso togliendole il poco spazio libero, la cinese è lì vicino e le preclude l’altra via d’uscita. Insomma, la Sensini rimane imbottigliata alla partenza, fase decisiva con questi venti leggeri. Non c’è via di scampo. Alessandra si dibatte, prova a trovare un buco libero che non c’è, rimane invischiata nella tela delle avversarie che le sporcano la poca aria disponibile. In cima alla bolina è undicesima, alla fine sarà nona e arrabbiata. “Ho sbagliato la partenza”, ci dirà, “non c’è molto da dire. In quelle situazioni purtroppo non c’è via d’uscita. Sono rimasta chiusa dalla canadese e non ho più trovato lo spazio per rimontare”. Occorreva reagire subito. La cinese Yin, intanto, aveva vinto ancora, sorpassando la norvegese proprio sull’arrivo. Non c’era più tempo da perdere. Bisognava vincere e la Sensini ha vinto, nel momento che contava.

Da infarto, dicevamo, la seconda prova, disputata con un vento appena più accettabile, sugli 8 nodi. La Sensini sceglie di partire a destra e lo fa perfettamente. Veloce, precisa e nel punto giusto. Si capisce subito che sarà tra le primissime alla boa di bolina. La spagnola Alabau è l’unica capace di reggere il suo passo e alla boa la precede di 14 secondi. Il resto della regata è un duello tra le due che si distaccano dal resto della flotta. Alla seconda boa di bolina la grossetana è ancora dietro di 12 secondi. E qui arriva il capolavoro, un’impresa sportiva in senso assoluto, tanta è la fatica necessaria per compierla. Alessandra riesce a navigare più poggiata, ovvero con la poppa più vicina alla direzione del vento, il che equivale ad avvicinarsi di più alla boa sottovento. La spagnola non riesce a fare altrettanto e perde sia angolo che metri. Sembra quasi che la Sensini sia su un Laser, tanto riesce a puggiare senza perdere velocità. Lo sforzo è immane, un pompaggio continuo della grande vela per sette lunghi minuti. Una vera tortura cinese (d'altronde...). Roba da infarto, questo sì reale, se non si è allenati e determinati. Alla boa la Sensini ha recuperato già 40 metri alla spagnola. Le è accanto. Anzi, un po’ più in là. “La mia prua era davanti alla sua, per regolamento dovevo lasciarle lo spazio per girare la boa, ma poi avrei preso io il vento per prima e avrei avuto il diritto di difendermi. Così ho fatto, costringendola all’errore e sono riuscita a scappare via verso la linea d’arrivo”. Detto così, sembra facile, ma vi assicuriamo che dal vivo è stata un’impresa. Il suo volto distrutto dalla fatica ne è la prova. Sarà durissima e appassionante. Che sport, signori, e che atleta. In serata all’exibition Maremma Tuscany all’Hotel Crowne Plaza, Alessandra è sembrata rilassata anche se ancora un po' arrabbiata per quello start, con babbo Goffredo e la sorella Eleonora a sostenerla. Domani la Sensini riposa. Giovedì 14 altre due prove. Si continua a soffrire, ma avrà detto qualche saggio cinese, questo è il prezzo della...




E i cinesi ti fanno anche la città della vela...           11/08/2008
Ecco come si vive nell'enorme Sailing Center di Qingdao

Qingdao- Avete presente la Fiera di Genova, dove ogni anno, a ottobre, si svolge il Salone Nautico? Ebbene, il Qingdao Sailing Center la batte in dimensioni e spazi utili. Non si era mai visto nulla del genere per la vela olimpica, né alla Rushcutters Bay della velisticamente adulta Sydney né all’Ayios Kosmas Sailing Center di Atene, sedi dell’Olimpiade della vela nel 2000 e 2004. Una vera città nella città, rigidamente chiusa da cancellate impenetrabili se non si possiede il fatidico Pass accredito. Con poliziotti in guanti bianchi ma attentissimi a ogni movimento praticamente ogni venti metri. L’etichetta gli impone di rimanere sull’attenti, e con lo sguardo fisso, anche sotto al sole cocente di Qingdao. Comunque i cinesi, le legioni di volontari impiegate nel media center, nel sailing center e in città, sono gentilissimi e cercano di mettere a loro agio l’ospite in tutto e per tutto. L’inglese non è un granché e il mandarino è assolutamente incomprensibile, a parte il “Ni hao” che vuol dire buongiorno, ma il risultato è comunque  apprezzabile.
Completato nel 2006, il QSC occupa un’area di 30 ettari nella costa di Fushan Bay, dove prima si trovava un vecchio cantiere navale. La diga frangiflutti, che funge anche da tribuna per il campo A, quello dove si svolgeranno le medal race che assegnano le medaglie, è lungo 500 metri e può ospitare 6.500 spettatori. Anche se tra cielo grigiastro, mare giallo e vele bianche non si vede un granché, i cinesi lo affollano con entusiasmo, con l’immancabile ombrellino parasole e bibite a profusione. Il villaggio olimpico sorge in quattro grattacieli al centro dell’area, le banchine sono enormi, così come gli scivoli di lancio delle imbarcazioni, larghi come un’autostrada di Los Angeles. Sono due e da lì, ogni sera, ripassano gli atleti per raggiungere le loro basi. Addirittura, l’area pare sin troppo ampia, visto che le distanze, sotto al sole cocente e all’umidità, valgono doppio. Le pratiche auto elettriche tipo golf alleviano la distanza e non fanno rumori inutili. A quelli ci pensa la città, con i suoi 3 milioni di abitanti che diventano sette con i dintorni. Vista dal mare pare una selva di grattacieli spuntati su da vecchie casette di pescatori. Il mare tiene fede al suo nome: è giallognolo. Le famigerate alghe verdi qua e là si vedono ancora e ieri abbiamo intercettato una medusa di un metro di diametro. Il vento è poco, pare esserci ma quando si è in mare si ammoscia, lasciando un’ondina fastidiosa. Quando il cielo si apre dallo smog, il colpo d’occhio non è neanche male, ma per la maggior parte del tempo lo sfondo è bianchiccio, come l’umidità che ci assale ogni volta che usciamo dalla fin troppo alta aria condizionata del media center e degli alberghi.
Essere qui, però, è splendido, perché l’atmosfera olimpica, con gli atleti di tutto il mondo che si incrociano, è inimitabile. Questa vela, anche in un posto che di velico non avrebbe nulla, è davvero affascinante e vale la pena raccontarla, con infinita ammirazione per questi ragazzi che hanno dato i migliori anni della loro vita per momenti unici come questi.
(Michele Tognozzi)


Come si vive la vigilia di un'Olimpiade? Così fa la Sensini           10/08/2008
Con quella della capitana azzurra inizia domani anche l'Olimpiade di Conti-Micol, Zandonà-Trani e Heidegger

Qingdao, ore 23:30 (17:30 in Italia)- Come ha passato Alessandra Sensini la vigilia della sua quinta Olimpiade? Bene, diremmo benissimo. Niente regata di prova, visto che l’azzurra era soddisfatta dell’ultimo allenamento effettuato due giorni fa. Relax tra il villaggio olimpico e la base, un’intervista telefonica con La Gazzetta dello Sport e due chiacchiere con babbo Goffredo e la sorella Eleonora, che sono qui per darle sostegno, anche se pare che i più emozionati siano proprio loro. La Sensini è forte, sia fisicamente che mentalmente. “E’ al 101% della condizione”, dice Alfio Giomi, il suo team manager. Nella giornata di vigilia è arrivato l’ottimo risultato dei fratelli Pietro e Gianfranco Sibello nella classe 49er, una deriva velocissima e acrobatica che però ha anche lei faticato nelle ariette leggere di Qingdao. I Sibello hanno vinto la terza prova e sono secondi a un punto dalla vetta. Un risultato beneagurante, per una squadra azzurra che finalmente conta su elementi in grado di giocarsi le medaglie. La più attesa, però, è sempre lei, la capitana, Alessandra Sensini, 38 anni da Grosseto. Il vento sembra la grande incognita. Abbiamo parlato ieri con Elena Cristofori, la meteorologa del team azzurro, che ci ha detto che anche per oggi ne era atteso poco, 6-7 nodi al massimo, una condizione in cui il windsurf olimpico diventa uno degli sport più massacranti. Gli atleti “pompano” la grande vela per crearsi un proprio vento artificiale. Un po’ come remare nel vento. Una fatica immane che, però, deve essere gestita con la mente lucida, in modo da riuscire a interpretare i cambi di direzione del vento, la corrente e le avversarie. Insomma, una bella equazione, con una sola soluzione, perché a vincere sarà sempre e solo la più brava.

Altrettanto bene ha trascorso la vigilia la coppia del 470 femminile, Giulia Conti e Giovanna Micol, impegnate negli ultimi lavoretti alla barca e nella regata di prova, non conclusa (come da tradizione che porta malasorte a chi la vince) dopo aver girato al secondo posto la prima bolina e al primo la poppa. Niente male. La Micol ha il suo Ipod, con qualcosa di soft, mentre in quello di Giulia risuonano note più ritmate. Su di loro la vela italiana fa grande affidamento e noi con lei, visto che in queste due ragazze rivediamo a volte la determinazione e la giusta ambizione che ha fatto grande la Sensini.

Vigilia anche per Gabrio Zandonà e Andrea Trani, che domani esordiscono sul campo D, quello più lontano dalla costa e teoricamente più ventoso (si fa per dire).
Nei Tornado, che inizieranno come le Star solo il giorno 15, è stata stazzata la vela da bolina e da poppa che ha suscitato qualche polemica tra la flotta. Si tratta di un code zero, come ci ha spiegato Edoardo Bianchi, prodiere di Francesco Marcolini in un equipaggio che potrebbe arrivare molto in alto, che viene usato sia per la bolina che per la poppa. La possiedono Mitch Booth (NED), Jonny Lovell (USA), Darren Bundock (AUS) se l'è costruita qui in Cina. Secondo Bianchi, tra 1 e 6 nodi consente di camminare di più in bolina senza perdere di poppa, al di sopra i benefici sono meno evidenti. Vedremo, anche se in un'Olimpiade pare strano non dare a tutti le stesse opportunità, almeno a livello potenziale.

Domani a Qingdao sono previste altre due regate (la quinta e sesta) per le classi Yngling (Calligaris-Scognamillo-Pignolo) e Finn (Poggi), altre tre per la classe 49er (Sibello-Sibello), e l’esordio di due nuove classi, quattro flotte considerando le categorie maschili e femminili: 470 maschile (Zandonà-Trani) e femminile (Conti-Micol), windsurf RS:X maschile (Fabian Heidegger) e femminile (Alessandra Sensini).




Gli occhi verdi di Alessandra sotto al tricolore           09/08/2008
La capitana azzurra ha portato la bandiera italiana alla bella cerimonia d'apertura della vela olimpica a Qingdao

Qindgdao, ore 23:15- (Michele Tognozzi) Era emozionata Alessandra Sensini questa sera a Qingdao. Non poteva che toccare a lei l’onore di portabandiera della squadra italiana alla Cerimonia di Apertura della vela olimpica che, qui in questa città di 3 milioni di abitanti sul Mar Giallo, ha seguito di 24 ore quella generale di Pechino. In polo azzurra e bermuda bianchi, la capitana ha sfilato a passo svelto, sventolando il tricolore accompagnata da due tra i ragazzi più giovani della squadra, il tornadista Edoardo Bianchi e il windusrfista Fabian Heidegger. Prima della cerimonia l’abbiamo salutata nel backstage, mentre legioni di indaffarati cinesi spiegavano gli ultimi dettagli di una cerimonia coloratissima e impegnativa, due ore di spettacolo, musica e fuochi d’artificio. Una cerimonia come mai se n’erano viste per la vela olimpica. Alessandra era tranquilla, con il suo classico sorriso. “Hai visto che bello al Crowne Plaza, l’allestimento di Maremma Tuscany?”, ci ha detto, non dimenticando che a supportarla in questa sua quinta campagna olimpica è stato proprio il suo territorio con il marchio Maremma Tuscany, che qui a Qingdao ha allestito una vera fiera dell’eccellenza maremmana con aziende di qualità (La Badiola, Ol.ma, Il Pellicano, Copaim, Colle Massari, Corsini, La Marina di Scarlino, Argentario Golf) per l’organizzazione di Alfio Giomi e dell’Apt Maremma Toscana.

Una cerimonia bella e coinvolgente, con i 62 paesi della vela olimpica, che hanno sfilato davanti a oltre diecimila persone accreditate e altre migliaia di cinesi che sbirciavano da tutti i luoghi possibili. Questa città, dove il vento è poco e la corrente molta, dove vincere una medaglia olimpica sarà difficilissimo, ha accolto la vela con un’attenzione enorme, strutture che non si erano mai viste neanche in paesi dove la vela è ben più popolare. Grande responsabilità, quindi, nelle mani, negli occhi e nella testa di Alessandra Sensini. Oggi hanno iniziato le classi Finn e Yngling, domani tocca al 49er, lunedì 11 al windsurf, con le prime due prove.
Il vento, come da copione, è stato leggero, sui 5-6 nodi con quasi due nodi di corrente a favore in bolina (ovvero nei lati controvento). Per i prossimi giorni ancora venti leggeri, anche se i meteorologi dicono che un paio di giornate con vento più forte dovrebbero arrivare. Dal punto di vista tecnico la sua sarà regata durissima, con un lotto di avversarie da tenere sotto controllo. La sensazione è che Ale sia tranquilla e consapevole dei propri mezzi. A contenderle quella che sarebbe la sua quarta medaglia, saranno in 26. Tra queste scommetteremmo sulla neozelandese Barbara Kendall, addirittura quarantenne e la più esperta della flotta insieme alla Sensini, sulla giovane 23enne spagnola Marina Alabau, sulla cinese Yin e sulla polacca Zofia Klepacka. Senza dimnenticare quella Faustine Merret, francese, che ad Atene soffiò un meritatissimo oro proprio alla Sensini. Ma Atene ora fa parte del passato. Non siamo più nel blu del Mediterraneo ma sul Mar Giallo. Alessandra ha 38 anni, un oro e due bronzi olimpici, due mondiali vinti sui tre disputati con la nuova tavola, la freddezza dei forti. I suoi occhi verdi, nella notte caldissima di Qingdao, trasmettevano fiducia. Non ci resta che tifare per lei perché domani si comincia.


Ritratti dall'Olimpiade           04/08/2008
I grandi personaggi dei Giochi della Vela

All'Olimpiade prendono parte alcuni dei più grandi velisti della storia. In questa sezione dello speciale ne racconteremo alcuni, soffermandoci su carisma, caratteristiche tecniche, manovre e dettagli di ogni tipo.