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America’s Cup: cosa conviene al più antico trofeo sportivo al mondo?

Napoli– L’America’s Cup può essere considerata ancora tale, ovvero il maggior evento velico e il più antico Trofeo sportivo al mondo? In questi giorni, questa domanda sta rimbalzando sui media velici internazionali. Il dibattito, che già covava sotto la cenere dalla fine di Barcellona 2024, è diventato palese dopo la pubblicazione di un articolo a firma dell’ex americascupper americano John Sweeney. Basta il titolo, America’s Cup in being run illegally, ovvero “La Coppa America viene gestita illegalmente”, per capire che si tratta di una critica severa.

19/03/21 – Auckland (NZL) 36th America’s Cup presented by Prada
America’s Cup Match – Hall of Fame – America’s Cup Trophy

L’istituzione dell’America’s Cup Partnership (ACP), celebrata con tutti gli onori al Palazzo Reale di Napoli lo scorso 21 gennaio, è stata accolta positivamente da tutti e cinque i team per ora iscritti alla 38th AC di Napoli 2027. Ne abbiamo parlato tra gli altri con Max Sirena di Luna Rossa, Ernesto Bertarelli di Tudor Team Alinghi e Ian Walker di GB1. Il tratto comune è che, a questo punto della sua storia ultracentenaria, l’America’s Cup avesse bisogno di una nuova forza propulsiva, fatta di accordi sulla gestione e continuità di programmi.

D’altra parte, però, va anche osservato come l’America’s Cup sia tale proprio per la sua unicità. La storia quasi leggendaria di questo Trofeo trova infatti fondamento proprio nel suo atto costitutivo, il Deed of Gift del luglio 1857, ovvero l’atto di donazione al New York Yacht Club da parte di cinque membri di quello stesso NYYC guidati da George L. Schuyler, e della versione emendata del 24 ottobre 1887, il New Deed of Gift, attualmente in uso con i successivi emendamenti del 1956 (lunghezza degli yacht sfidanti tra 44 e 90 piedi e abolizione della norma che obbligava gli sfidanti a raggiungere la sede della sfida via mare). Proprio la versione attuale del Deed of Gift regola le modalità di sfida e gestione delle regate per il possesso di quella Coppa delle 100 Ghinee, messa in palio e vinta il 22 agosto 1851 dalla goletta America e da allora conosciuta come l’America’s Cup, ovvero la leggenda stessa della vela mondiale.

La cartina della Coppa delle 100 Ghinee disputata attorno all’Isola di Wight il 22 agosto 1851. La vittoria della goletta America dette inizio alla storia dell’America’s Cup. Courtesy Bob Fisher, An absorbing interest, The America’s Cup

 

La Coppa, l’unica che nello sport ha bisogno solo di una C maiuscola per essere identificata, ha in sé stessa il concetto di sfida, ben espresso dal Deed of Gift, dove si legge che “Questa Coppa è donata sotto le condizioni che debba essere preservata come una Coppa Challenge perpetua per una competizione amichevole tra nazioni straniere”. E poi il paragrafo chiave:

Ovvero: “Ogni Yacht Club organizzato di una nazione straniera, membro, autorizzato o con una licenza di un ordinamento legislativo, ammiragliato e altro dipartimento esecutivo, che ha per sua regata annuale un percorso su acqua marina oceanica, o su un suo braccio di mare, o uno che li combini entrambi, deve sempre avere il diritto di disputare un match per questa Coppa, con uno yacht o vascello con propulsione unicamente a vela e costruito nel Paese a cui appartiene quel Club sfidante, contro qualsiasi yacht o vascello costruito nel Paese del Club che detiene la Coppa“.

Già questo basta per fissare dei paletti. La Coppa non può, per esempio, essere disputata su acqua dolce o il Club che lancia la sfida deve avere e organizzare una sua regata annuale. Ne sa qualcosa Alinghi, che dopo aver organizzato e vinto la splendida edizione 32 a Valencia 2007, nel 2008-2010 perse “per un gerundio” il diritto a organizzare la Coppa 33 come avrebbe voluto, ovvero con gli AC90, un nuovo monoscafo super leggero. La Corte Suprema dello Stato di New York, che ha giurisdizione sulle controversie legate al Deed of Gift, stabilì infatti che quell'”Having for its annual regatta“, significava secondo l’inglese di fine Ottocento che quella regata annuale “doveva essere disputata prima, durante e anche dopo il lancio della sfida”. Cosa che il Club Nautico Español de Vela, appositamente creato da Alinghi per gestire la Coppa 33, non possedeva vista la sua fondazione ex novo.

Da lì la Coppa 33 di Valencia 2010, con la sfida tra il catamarano volante di Alinghi e il trimarano di BMW Oracle. Vinsero gli americani e si passò ai primi multiscafi foiling per l’AC34 di San Francisco 2013, con la vittoria in misteriosa rimonta di Oracle, e l’AC35 di Bermuda 2017, con la netta vittoria di Emirates Team New Zealand. Per la Coppa successiva, la numero 36 di Auckland 2021, i kiwi rovesciarono il tavolo del design nautico, con il progetto degli AC75, gli spettacolari monoscafi full foiling tutt’ora in uso.

Il Deed of Gift ha sempre visto legioni di avvocati impegnati nella sua interpretazione. Ma i punti attualmente in discussione sembrano ridursi a questi:

Può essere disputata la Coppa ogni due anni, come deciso dal Procollo condiviso dai membri di ACP?

E’ possibile utilizzare solo gli scafi della 37th AC di Barcellona 2024 per Napoli 2027, senza costruirne di nuovi?

Si possono utilizzare scafi full foiling che, in assetto normale, misurano tra i bracci dei foil ed elevator (timone) meno dei 44 piedi prescritti dal Deed of Gift?

E’ ammissibile che l’energia utilizzata a bordo sia prodotta da batterie e non da velisti?

La gestione condivisa dell’evento, come da America’s Cup Partnership, è possibile?

L’immagine utilizzata da alcuni media americani per evidenziare la distanza tra braccio dei foil e timone inferiore ai 44 piedi

 

Se per quest’ultimo punto i commenti positivi condivisi dai team sembrano già garanzia di legittimità, d’altra parte già Alinghi fece qualcosa di simile per Valencia 2007 con anche una revenue sharing distribuita tra i partecipanti, per gli altri punti il dibattito appare più controverso.

La sfida viene lanciata con uno scafo “costruito nel Paese a cui appartiene quel Club sfidante“. Subentra qui l’evoluzione tecnologica della vela, che ha quasi sempre considerato le tecniche in uso nelle varie epoche, il miglioramento dei materiali, l’opportunità di offrire un evento praticabile per gli sfidanti. Alle big boat, seguirono i J Class, poi i più economici 12 Metri, poi gli ACC nelle loro varie versioni, i catamarani ad ala rigida tanto cari a Russell Coutts e Larry Ellison e adesso gli AC75 volanti.

La Coppa segue l’evoluzione tecnologica e fa bene. La domanda è se tale evoluzione estrema convenga davvero alla Coppa, o piuttosto se la sfida resti mitica soprattutto perché comprende una battaglia tra uomini che combattono sull’acqua a bordo di barche velocissime ma pur sempre “yacht or vessel“. E’ innegabile che batterie al posto dei grinder e computer con contributi di IA sui display siano da una parte inevitabili, ma dall’altra rompano quella fondamentale immedesimazione tra protagonisti e spettatori che forma gran parte della passione con cui si segue la Coppa. Così come l’IA prova, con risultati inquietanti, a sostituire il lavoro dei media professionali, così la stessa IA potrebbe svuotare le intuizioni dei tattici e l’attesa snervante della… scelta di Torben.
Ricorderete, infatti, la coinvolgente tensione che tutti noi provavamo nell’attesa dell’esito delle scelte ardite ma spesso geniali di Torben Grael, tattico di Luna Rossa, nelle Coppe del 2000, 2003 e 2007. La sola velocità non basta. Alla fine rischia di diventare noiosa e ripetitiva. Solo un’attesa della collisione, in stile, dispiace dirlo ma come troppo spesso accade, del Sail GP. D’altra parte, rispondono alcuni, perché si dovrebbe navigare a 12 nodi quando questi mezzi ne possono fare 45 o 50?

October 02, 2024. Louis Vuitton Cup Final, Race Day 6. INEOS BRITANNIA, LUNA ROSSA PRADA PIRELLI TEAM

La scelta della barca, insieme al luogo e alla data regolata con intervalli normati dal Deed of Gift, è parte del fascino dell’America’s Cup. L’estrema difficoltà nel vincere la Coppa risiede proprio nel fatto che deve essere rincorsa, disputata e vinta andando a sconfiggere chi la detiene (il defender) alle sue condizioni. Progettazione e costruzione di una barca compresa. Per Napoli 2027 si potrà intervenire solo sui foil, sui bracci e sui sistemi di bordo. Per avere sufficienti team sotto il Vesuvio era probabilmente una scelta obbligata.

La Coppa è però un unicum sportivo e tecnologico che ne ha costruito, nei decenni, il mito. Trasformarla in un evento ripetitivo e sempre uguale a se stesso sarebbe un rischio. Guai a renderla come una delle tante regate del circuito internazionale, che alla fine interessano solo chi le fa. Certo, ma anche qui occorre tener presente l’obiezione di chi alla Coppa partecipa. La continuità e la certezza del formato e delle date facilita la ricerca degli sponsor e la gestione dei team. Corretto, ma forse incompleto. Basterebbe innovare, mantenendo il legame con la storia centenaria e inimitabile della Coppa stessa. Una sinergia irraggiungibile per qualunque altro evento velico.

Il Port America’s Cup di Valencia e il Veles i Vento nella giornata della vittoria di Alinghi nel luglio 2007

Per le barche forse l’idea di Ernesto Bertarelli, che ci risulta anche gradita da Patrizio Bertelli di Luna Rossa, sarebbe a questo punto auspicabile. Un bel monoscafo di 90 piedi, evoluto e planante, con equipaggi di uomini e donne a bordo, asimmetrici in poppa e tanta ricerca nella progettazione. Una formula che, vista l’evoluzione tecnologica del design nautico, sarebbe anche di facile realizzazione. Duelli ravvicinati, urla, proteste, schiene contorte nello sforzo o volti trasfigurati dalla tensione, non più nascosti dagli adesso necessari caschi/elmetti. Intuizioni progettuali geniali. Controversie in sala giuria. Un corpo a corpo il più possibile ravvicinato, con boline e poppe veloci ma tattiche, dove si vedano le scelte umane che, come dimostrato anche da Barcellona 2024, alla fine sono sempre quelle decisive.

L’era dei Tycoon è probabilmente finita. Patrizio Bertelli, alla sua ottava campagna (settima se non consideriamo il ritiro prima di Bermuda 2017), è il più longevo tra gli sfidanti con la sua Luna Rossa. Luna Rossa lavora sodo a Cagliari, con molti nuovi ingressi tra le nuove generazioni di velisti e ingegneri italiani. Il defender Emirates Team New Zealand e la Nuova Zelanda sono ricorsi alle sedi europee non avendo più le risorse per disputare l’evento in patria. Sir Ben Ainslie con GB1 sembra aver ritrovato i finanziamenti necessari. Tudor Team Alinghi pare finalmente poter ingaggiare qualche fuoriclasse internazionale. I francesi ci saranno. Un team americano per ora manca, anche se alcuni (vedi inizio di questo articolo) invocano un intervento legale del New York Yacht Club.

Il bello della Coppa, infine, è la Coppa stessa. La sua unicità. Vedremo cosa succederà a Naples 2027. Se il successo di pubblico appare scontato, tutto porta a ritenere che sarà uno spettacolo, il futuro dell’evento dipenderà molto da chi il 18 luglio 2027 solleverà la Coppa al cielo azzurro di Napoli. Per il bene della stessa ci auguriamo che lo faccia con un occhio a un esaltante passato e l’altro a un avvincente futuro.

January 21, 2026 Naples. America’s Cup Partnership (ACP) announcement at Palazzo Reale in Naples.

 

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