Cagliari– “Vogliamo vincere l’America’s Cup per Patrizio Bertelli, per l’Italia. Dopo tutti questi anni glielo dobbiamo. Nulla è come l’America’s Cup, un evento unico che unisce tradizione e sviluppo tecnologico al massimo livello. Ero sicuro che Cagliari avrebbe dato il meglio in questi giorni, siamo qui da 13 anni e non avevo dubbi. Ma Cagliari è riuscita ad andare persino oltre le attese. E a Napoli sarà lo stesso, siamo in Italia e la passione si nota, si respira nell’aria, qui sulle banchine di Cagliari e a Napoli”. Max Sirena ci accoglie questa mattina all’elegante Hospitality della base di Luna Rossa tra mille impegni: una riunione, una diretta TV, incontri con gli invitati del team.

I vari dipartimenti del team sono al lavoro. Chi prepara l’AC40 per le regate finali del pomeriggio, chi cura l’AC75, “Che andrà in acqua tra una settimana per le prime navigazioni”, anticipa il team director di Luna Rossa. Chi ancora, sotto al guida attenta di Paolo Martinoni, prepara l’accoglienza per gli ospiti della giornata, oggi c’è Alfa Romeo. “Lavoriamo per un obiettivo comune e possiamo farcela solo se operiamo come team e non come singoli”.
“Queste regate qui a Cagliari sono fondamentali. Soprattutto perché si mette alla prova la pressione di una vera regata. Mi aspettavo che i giovani fossero così in forma perché hanno navigato di più sulla barca one design, mentre gli altri, Peter e Ruggero (Burling e Tita, Ndr) hanno usato più quella con sistemi diversi. Marco Gradoni ha dato secondo me la risposta più bella del secolo alla domanda se avvertisse la pressione… Lui si è girato verso gli altri skipper accanto a lui e ha risposto, beh, forse la sentono più loro…”, così Sirena riassume il momento sì dell’equipaggio Youth and Women di Luna Rossa.
Sirena lascia comunque aperta la selezione dell’equipaggio, chiarendo che per i cinque posti sull’AC75 oltre a Peter Burling e Ruggero Tita ci sono in gioco gli stessi Marco Gradoni, Gianluigi Ugolini, Margherita Porro, Maria Giubilei, Umberto Molineris e Vittorio Bissaro.
Coach Francesco Bruni, in gran forma e tiratissimo, dispensa saluti e simpatia. Immersi nell’eleganza Prada, si respira un vento nuovo. Max Sirena appare centrato e consapevole della sfida che attende il team. “L’America’s Cup a Napoli sarà un successo e proprio per questo la nostra responsabilità è enorme. Posso dire che senza l’impegno di Patrizio Bertelli sin dal 2000 e senza Luna Rossa tutto questo forse non sarebbe successo. Riceveremo la superficie dove costruire la base di Bagnoli a settembre, dopo di che inizieremo a costruirla. Vi posso dire che sarà molto bella. Ancora non abbiamo deciso se ci trasferiremo completamente a Napoli a dicembre o a gennaio 2027.

Al solito il tempo sarà una risorsa non rinnovabile. “Dovremo utilizzare al meglio le ore di mare con l’AC75, conterà molto la qualità del lavoro più che la quantità. Il rinnovato AC75, che è qui dietro nel capannone della base, avrà i suoi nuovi sistemi di controllo, nuovi foil e tutto andrà messo a punto nel miglior modo possibile. Ci dobbiamo centrare sulla qualità, su quello che effettivamente potrà fare la differenza a Napoli. Penso che abbiamo tutti gli strumenti per far bene il lavoro. Mettere a punto la barca per permettere al velista di fare quello che vuol fare, che so… strambare a due lunghezze dalla boa davanti a una barca che sta arrivando a 45 nodi o fare una virata in faccia oppure una manovra specifica durante la fase di partenza senza cadere dai foil. Questa è la parte più importante, perché le barche alla fine saranno tutte veloci”.
Chiediamo cosa avesse Max sul suo block notes dopo Barcellona e come lo proverà a risolvere. “Non solo un paio di punti, ma una bella lista”, risponde sicuro Sirena, “Nella settimana contro gli inglesi abbiamo fatto diversi errori e sono stati a lungo analizzati. Avremmo potuto vincere, ma adesso sappiano cosa dicono i punti nella nostra lista, con l’obiettivo di depennarli man mano arrivando a Napoli per essere pronti per il momento decisivo. La gestione della pressione sarà uno degli aspetti chiave, insieme ai nuovi sistemi di trasmissione dell’energia, alla sviluppo delle tecniche di match race, proprio perché il livello degli equipaggi è diventato altissimo, vi sono chili e chili di medaglie olimpiche qui. La versione 3 degli AC75 porterà inevitabilmente a un avvicinamento di prestazioni tra i team e le tecniche specifiche e la capacità di performare al momento giusto, pensiero e azione allo stesso tempo, saranno probabilmente decisive”.

Max Sirena dimostra di aver appreso la lezione di Barcellona. Non risparmia neanche un accenno critico al defender, d’altra parte la battaglia psicologica fa parte della Coppa: “I kiwi tendono sempre a presentarsi come underdog, piangono sempre del fatto che non abbiano soldi, poi si scopre che hanno team da 300 persone e in realtà sono fortissimi. Sono il team da battere e faranno di tutto per vincere. Saranno ancor più agguerriti perché loro hanno portato la Coppa in Italia e sanno che ci sarà un ambiente un po’ più ostile, ma saranno il team da battere”.
E per farlo ci vorrà la nuova Luna Rossa, aggiornata al regolamento 3.0 AC75. “Sarà una barca simile dal punto di vista estetico ma tutta nuova nel cuore, con i nuovi sistemi al suo interno. A un certo punto della campagna vareremo le wing nuove e nuove vele, per cui di fatto sarà completamente diversa nelle prestazioni. Non dimentichiamo che queste barche hanno in realtà solo tre/quattro mesi di vita a Barcellona, non è che abbiano dieci anni. Alla fine di una campagna sei arrivato di norma al sessanta per cento delle potenzialità di una barca, per cui i margini di crescita ci sono. Saranno più performanti, il take off arriverà prima e il match race diventerà dominante. Con prestazioni vicine e regate molto belle da vedere. Già queste di flotta a Cagliari sono splendide”.
Si parla molto di un vantaggio dei kiwi nei sistemi di controllo interni, il segreto “meglio custodito” della Coppa numero 38. “Se guardiamo a Barcellona, il reale vantaggio di Taihoro non era nella velocità assoluta, forse eravamo noi i più veloci, ma avevano una capacità di manovrare che nessun’altro aveva. Sono stati bravi nello sviluppare il miglior sistema di controllo per gestire tutta la barca. Questi AC75 rappresentano il punto tecnologico più alto di tutta la vela. Bisogna dargli merito che sono stati bravi in quello, sono stati bravi dal punto di vista sportivo, dal punto di vista della comunicazione. Per questo dico che sono ancora loro il team da battere. Poi, certo, ogni team che punta a batterli deve alzare l’asticella interna.
Ad Auckland 2021 avremmo potuto vincere, abbiamo sbagliato due regate, se invece del 3-3 fossimo andati sul 4-2 o sul 3-1 poi le cose potevano cambiare. Alla fine, non si tratta solo di un’aspetto. Ci vogliono i sistemi di controllo, la velocità pura, devi gestire bene la pressione. Un insieme di fattori in gioco complicatissimo, per questo a volte mi dà fastidio leggere dei commenti da bar che avvengono, non è così banale mettere insieme, creare una macchina perfetta. Alla fine si tratta di essere migliore dell’altro”.

Sull’arrivo di Peter Burling: “Se non lo sapete ve lo dico io, noi non siamo un team che dà ingaggi stellari. Se ha deciso di venire qua è evidentemente perché ha pensato di trovare delle condizioni migliori per performare al meglio e per la storia di Luna Rossa”.
Sull’America’s Cup Partnership: “Nel momento in cui la Partnership non toglie l’heritage, la storia, della Coppa America va benissimo. Sono convinto che non succederà, proprio perché l’America’s Cup ha un potenziale unico. Non è replicabile, nonostante qualcuno ci provi (stoccatina al SailGP?, Ndr). Non c’è niente dal punto di vista globale e mondiale così forte come la Coppa, in termini di sviluppo. Marzio Perrelli, che è stato nominato un mese fa, avrà un incarico importante. Dovremo cambiare tante cose, veniamo da una transizione dove c’era una persona che gestiva tutto, e in quel momento andava bene, adesso dobbiamo creare un prodotto vincente in termini generali. Ma, ripeto, il tutto senza snaturarla, senza togliere il fascino della tradizione unica dell’America’s Cup”.
Questo il Max pensiero, in un’assolata domenica mattina di fine maggio sul Molo Ichnusa di Cagliari, mentre da lontano già si sentono le voci dei migliaia di appassionati che affollano l’America’s Cup Village in attesa delle regate finali. Sarà uno spettacolo.




