Verona– La scomparsa di Andrea Pestarini, avvenuta per un malore improvviso pochi giorni fa alle Isole Figi, ha commosso la comunità dei navigatori italiani. Pestarini, infatti, era uno dei più noti navigatori a lungo raggio italiani. Un profondo conoscitore e amante del mare, che aveva percorso insieme alla compagna Chicca toccando tutte le latitudini e ogni oceano del Globo. Prima con il Mai Stracc e poi con Durlindana.

Collaboratore anche di Fare Vela anni fa, Pestarini era anche autore di apprezzati libri di navigazione, editi in Italia dalla casa editrice Il Frangente.
Proprio da Il Frangente, per mano del suo titolare Antonio Penati, riportiamo il ricordo di Andrea Pestarini pubblicato sulla pagina Facebook della casa edited veronese:
“Andrea, anzitutto un amico carissimo che abbiamo perso, ma che rimarrà sempre nei nostri racconti di mare, nelle nostre navigazioni, nel nostro cuore. Andrea era un navigatore formidabile, un figlio degli oceani. Il suo incontro con il mare è avvenuto quando aveva 16 anni e non lo ha più lasciato, era il suo mondo, il suo tutto. Navigare era il suo modo di esistere, non poteva immaginare di fare altro, e questo lo capivi subito quando navigavi con lui.

In questa vita eccezionale, fuori dagli schemi, ha avuto accanto la sua compagna di sempre, Chicca, con la quale ha condiviso tutto, i momenti più esaltanti e quelli più difficili. Chicca è stata il suo riferimento sicuro, la persona che gli spianava la strada, che lo metteva nelle condizioni di realizzare anche i suoi progetti più azzardati.
Con la sua barca “storica”, il Mai Stracc, ha percorso le rotte che più ha amato, il Canale di Drake, Capo Horn, il Giappone, l’Antartide e l’Alaska. Con Durlindana, la sua ultima barca, è tornato nella amata Polinesia, ha raggiunto la Groenlandia, sempre alla ricerca di nuove rotte che potessero appagare la sua sete di libertà totale.
Alla fine, non conta quante miglia ha percorso Andrea nella sua vita – sono talmente tante che nemmeno lui, a suo dire, lo sapeva – ma come le ha percorse, perché lui il mare lo aveva capito bene e il mare gli ha dato tutto”.







