di Lorenzo Cipriani
Sono Lorenzo Cipriani, uno storico dell’arte e un navigatore. Insieme a Valerio Bardi abbiamo terminato la terza edizione del progetto che abbiamo chiamato Art Odyssey, quest’anno in collaborazione con il Circolo della Vela di Marciana Marina e di Acqua dell’Elba.

L’idea è nata nel 2021 al ritorno da un giro del mondo particolarmente impegnativo per l’avvento della pandemia che ci sorprese in mezzo al Pacifico. Tornando nel Mediterraneo ci venne in mente di compiere un giro del mondo antico lungo le rotte dei popoli e delle culture che hanno fondato la nostra civiltà occidentale. Su questo tema, che è stato alla base delle prime due edizioni, ho scritto il libro Mare Nostrum (Giunti), già tradotto in spagnolo e tedesco.
Questo terzo viaggio nel Mediterraneo aveva un carattere diverso: ci interessava seguire un percorso alla ricerca delle essenze, dei sapori e delle comunità di questo mare. Volevamo raccontare un Mediterraneo aperto alle diverse culture grazie al dialogo fra la memoria del passato e le manifestazioni artistiche del presente. Volevamo raccontare un mare di pace.
Durante questi viaggi nel Mediterraneo mi chiedo ogni volta: cosa può ancora insegnarci questo mare, dove tutto ha avuto inizio?

Siamo salpati il 5 giugno dall’isola d’Elba con Milanto, il Nautor Swan 46 MKII di Valerio Bardi, dopo aver trascorso il mese di maggio nell’arcipelago toscano – ospiti del Circolo della Vela di Marciana Marina – per dare avvio ai campionamenti di acqua per il nostro progetto di ricerca sui microrganismi che disgregano le microplastiche in collaborazione con il Dipartimento di Biologia dell’Università di Firenze.
Ci siamo diretti alle isole Pontine e siamo scesi nel golfo di Napoli. Da qui lungo costa fino a Tropea per raggiungere le isole Eolie e passare lo Stretto di Messina. Poi abbiamo attraversato lo Ionio fino in Albania e siamo scesi nelle isole Ionie della Grecia.
Entrando nel golfo di Patrasso, navigando con gennaker e randa spinti da un bel vento e corrente a favore, abbiamo toccato punte di nove nodi di velocità. Alla sera il vento è calato e abbiamo dato fondo di fronte al porto di Lepanto circondato dalle antiche mura a protezione del castello.
Pensare di navigare nelle stesse acque della battaglia che vide la flotta delle potenze cristiane sbaragliare quella della Sublime Porta nel 1571 mi faceva un certo effetto. Lepanto è un punto di svolta nella storia del Mediterraneo.
Il giorno successivo abbiamo raggiunto il porto di Itea e siamo ascesi al santuario di Delfi, dove si trovava l’oracolo di Apollo, attraversando quel bosco sacro di olivi che non deve essere molto cambiato dai tempi antichi.
Passato il canale di Corinto, dove l’acqua è turchese e riflette le pareti scavate nella roccia, siamo sfociati nel golfo del Saronico che ci ha accolto con un bel vento al traverso, un tramonto drammatico e una baia deserta su una delle tante isolette disabitate. Abbiamo proseguito per raggiungere Epidauro e tornare in visita al Santuario di Asclepio e al teatro più bello di tutto l’Egeo. Poi siamo approdati a Aegina per visitare il tempio di Afaia, la vergine cacciatrice.

Navigare oggi nel Mediterraneo non è solo un ritorno all’antichità, ma è anche una riflessione sul contemporaneo. Abbiamo trovato un rinnovato interesse per le arti figurative del nostro tempo in diversi luoghi dell’Egeo. Ancora oggi Hydra è fonte di ispirazione per gli artisti nonostante la pressione turistica che ha trasformato l’isola rispetto ai tempi in cui la frequentava Leonard Cohen. Camminando lungo la strada che dall’antico mandracchio veneziano conduce al porto, ho incontrato il grande sole di Apollo di Jeff Koons della Deste Fondation, un’apparizione molto potente, quasi un’allucinazione.
Sull’isola di Kea abbiamo scoperto il giardino in cui Alekos Fassianos ospitava artisti da tutto il mondo. A Andros c’è uno dei principali centri di arte contemporanea greca, il Museum of Contemporary Art della Basil and Elise Goulandris Foundation.
Anche nelle isole di Syros e Chios abbiamo scoperto mostre ed eventi dedicati alle arti contemporanee.
Abbiamo continuato il nostro viaggio facendo vela fra le isole, andando alla scoperta di questo dialogo fra antico e contemporaneo.
Salpati da Mykonos appena il meltemi ha cominciato a mollare – per tre giorni ha soffiato con punte di 40 nodi – siamo scesi fino a Paros dove si estraeva il marmo più bello dell’antichità. La cittadina del porto ha una elegante Chora e le spiagge intorno all’isola sono piene di vita. Da lì abbiamo proseguito fino a Naxos ancorandoci nella rada a nord del promontorio del porto, proprio sotto alla monumentale porta del tempio di Apollo che oggi è la maggiore attrazione per i turisti che vi si recano al tramonto come in una specie di rito laico collettivo.

Abbiamo proseguito per Ikaria, selvaggia e poco frequentata. Nella baia di drakanum eravamo da soli ancorati sotto la torre dí avvistamento di epoca ellenistica.
Poi ci siamo diretti verso il porto di Pitagoreio a Samos, l’isola del grande Pitagora e di Aristarco.
Vista da Samos la Turchia è talmente vicina che sembra poterla raggiungere a nuoto. Ci siamo diretti al porto di Kusadasi con l’intenzione di visitare le rovine di Efeso, una delle più grandi città dell’antichità dell’Asia minore: gli antichi la chiamavano la luce dell’Asia.
Abbiamo ripreso il mare per navigare fino a Patmos, seguendo la stessa rotta di San Giovanni che in esilio sull’isola ebbe le rivelazioni che trascrisse nell’Apocalisse. Salire a piedi all’alba verso la grotta delle rivelazioni e il monastero è stata un’esperienza estatica.
I giorni seguenti abbiamo proseguito per Leros navigando con due mani di terzaroli alla randa e genoa ridotto. Quando siamo entrati nella baia di Lakki le raffiche di vento piegavano gli alberi sulla costa e il mare increspato si polverizzava in spruzzi di schiuma bianca. Sull’isola abbiamo trovato due belle mostre di arte organizzate dalla piattaforma Parasma per l’iniziativa Leros Project.
Siamo salpati da Koufunisi l’11 agosto col meltemi che soffiava ancora forte. Quando siamo passati sottovento a Keros scendevano dalle montagne raffiche fino a 40 nodi. Sembrava che l’isola si difendesse da chi si provava ad avvicinarsi.
Abbiamo proseguito la nostra navigazione arrivando a Ios. La chiesa di Sant’Irene all’ingresso della baia si rifletteva bianchissima sulla superficie del mare color cobalto. Siamo entrati in porto prima del tramonto per salire a piedi lungo il percorso lastricato di pietra che porta fino in cima alla Chora con le case e le cappelle dipinte di calce che s’illuminavano di rosa.

Abbiamo proseguito per navigare sotto costa a Sikinos dove ci siamo fermati in una piccola baia dominata da una piccola chiesetta. Nei giorni seguenti abbiamo raggiunto Folegandros, infine siamo giunti a Milos approdando da sud alla scogliera di Kleftico famose per le grotte di acqua azzurra.
Il piccolo borgo di pescatori di Klima era uguale a come lo ricordavo con le casette colorate che si riflettono sulle acque limpide.
Sulla collina che sale dal mare una mattina d’inizio aprile del 1820 il contadino George Kentrotas, mentre dissodava il suo campo, rinvenne la statua in marmo pario delle famosa Venere sotto un cumulo di pietre.
Sifnos è un’isola bellissima e poco conosciuta. Il medievale borgo veneziano di Kastro è veramente spettacolare. Si trovano colonne ellenistiche impiegate nelle case imbiancate di calce e sarcofagi strigilati al posto dei vasi da fiori. Poche volte mi sono trovato in un luogo così magico dove tutto è silenzio e luce.
Siamo salpati da Milos all’alba mentre il porto di Adamantas era ancora addormentato. Abbiamo issato la randa con una mano di terzaroli e rollato fuori tutto il genoa tenendo un’andatura di bolina larga. Passati sottovento all’isolotto di Andimilos il vento è salito da 15 a 25 nodi e una volta in mare aperto, lontano dalle raffiche si è stabilizzato sui 20. Milanto filava dritta come su un binario tagliando le onde come una lama. La traversata fino a Monenvasia, sulla costa del Peloponneso, è stata velocissima e a metà pomeriggio eravamo già sotto i bastioni dell’antica fortezza veneziana.

Il giorno dopo siamo salpati in tarda mattinata per scendere lungo costa con vento al traverso verso capo Maleas, considerato il Capo Horn del Mediterraneo, uno dei passaggi più temibili per i marinai del passato che navigavano dal mar Ionio verso l’Egeo o al contrario come noi.
Ci siamo fermati all’ancora a Elafonissos, una delle spiagge più belle di tutto il Peloponneso, e il giorno seguente abbiamo navigato con rotta sul secondo dito, fino a porto Kagio, e poi proseguito fino a Kalamata costeggiando la penisola del Mani.
Da Methoni siamo salpati il primo di settembre per compiere la traversata dello Ionio fino in Sicilia. Iniziava il nostro viaggio di ritorno e avevamo di fronte 300 miglia da navigare di bolina.
Dopo qualche giorno trascorso in Sicilia siamo salpati di notte appena il vento contrario nello stretto di Messina ha iniziato a mollare.
All’alba eravamo usciti dai gorghi di Scilla e Cariddi e facevamo vela con venti leggeri in vista di Stromboli. Abbiamo lasciato il vulcano al traverso di sinistra, mentre dalla cima del cratere usciva un filo di fumo. All’alba del secondo giorno eravamo ai faraglioni di Capri ed entravamo nel golfo dalla bocca piccola fra l’isola e punta Campanella.
Abbiamo risalito la costa italiana lasciandoci le pontine al traverso di sinistra, la notte all’altezza di Civitavecchia sembrava di fare lo slalom fra le navi passeggeri e i cargo che incrociavamo.

Siamo entrati alla banchina del Circolo della Vela di Marciana Marina al mattino del 13 settembre, un gran finale per un viaggio durato 3 mesi e mezzo attraverso 3.200 miglia di navigazione nel Mediterraneo. Una bellissima avventura fra arte, mare e vento. Una straordinaria storia da raccontare, magari in un prossimo libro.





