Featured

Il caso dello skipper mummificato del Sayo: la barca era stata già ritrovata il 31 gennaio da uno yacht della Clipper Race

Guam- Si chiarisce il mistero sul velista solitario tedesco Manfred Fritz Bajorat ritrovato quasi mummificato sulla sua barca disalberata alla deriva alla fine di febbraio a este delle Filippine. E’ stato reso noto che lo scafo alla deriva del Sayo era già stato ritrovato e ispezionato da LMAX Exchange, una delle barche partecipanti alla Clipper Round the World Race, il giro del mondo a tappe per equipaggi amatoriali, durante la settima tappa da Airlie Beach (Australia) a Da Nang (Vietnam).

Il Sayo alla deriva avvistato dal
Il Sayo alla deriva avvistato da LMAX Exchange il 31 gennaio 2016

Il ritrovamento era avvenuto il 31 gennaio 2016 in posizione 11° 38′ N / 137° 46′ E 650 miglia a est delle Filippine e 470 miglia a ovest di Guam. L’equipaggio e lo skipper avevano sospeso la loro regata per esaminare il relitto. Un membro dell’equipaggio con videocamera si era tuffato per poi salire a bordo dello yacht, fino a fare la macabra scoperta, come documenta il video girato e postato sulla pagina Facebook della Clipper:

LMAX Exchange crew member boards Sayo yacht south of Guam in R…

Lo skipper informò immediatamente la US Coast Guard di Guam (isola appunto appartenente agli Stati Uniti) e la Falmouth Coast Guard (che supervisione la sicurezza del diporto a livello mondiale) sul ritrovamento e la posizione del relitto. Per rispondere alle polemiche suscitate dalla mancata sospensione della regata,  il team di LMAX Exchange ha chiarito ieri che, una volta constatata l’impossibilità di fornire ulteriore assistenza, era stata autorizzata la ripresa della regata mentre la US Coast Guard di Guam si sarebbe fatta carico delle indagini. Il direttore della Clipper Race Director Justin Taylor, una volta conosciuta la matricola dell’imbarcazione tedesca, avvertì anche l’ambasciata tedesca a Londra così’ come la polizia e la Guardia Costiera di quel Paese.

LMAX Exchange ha voluto prendere le distanze dall’uso “macabro” che si è fatto della vicenda, specificando che nessuna delle immagini del cadavere circolate sui social era stata presa dal team, fermo restando che era stato fatto tutto il possibile per prestare assistenza e indagare sul caso nei modi prestabiliti dal buonsenso e dal codice della navigazione. Queste le dichiarazioni del team, rese note dopo il successivo ritrovamento dello yacht e del suo unico sfrotunato occupante del primo marzo scorzo nelle Filippine.

Articoli Correlati

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *